IN PRIMO PIANO/ L’emergenza rifiuti si fa cronica, a caccia di soluzioni. In bilico la apertura della discarica di Albano, la Raggi ricorre al Tar per stoppare il commissariamento. Siamo nel caos. E il solito Cerroni fa la sua proposta: Testa di cane pronta subito

Settimana dopo settimana, giorno dopo giorno, siamo arrivati ormai ad agosto. E l’emergenza rifiuti a Roma è diventata un problema endemic. Raggi e Zingaretti non mollano, la guerra infinita porta solo guai e il sindaco di Roma ha appena giocato la sua estrema carta, un nuovo colpo di scena. Alla vigilia della scadenza del termine ultimo per indicare il sito per la discarica di Roma Capitale, fissato all’interno di una delibera regionale, l’Avvocatura Capitolina, ha presentato ricorso al Tar contro la delibera  stessa ritenuta illegittima. La Raggi in piena campagna elettorale non ci sta a farsi commissariare sui rifiuti e, dopo aver atteso praticamente due mesi, sceglie la via del Tar per opporsi alla delibera votata anche dai due  assessori M5s, Roberta Lombardi e Valentina Corrado, in giunta regionale.  Le motivazioni contenute nel ricorso sono diverse: “La Regione con la delibera del 28.5.2021, con cui ha diffidato Roma Capitale a provvedere entro 60 giorni ‘alla individuazione di uno o più siti nel territorio’ atti alla localizzazione e realizzazione di impianti di smaltimento dei rifiuti, ha chiaramente violato le norme in materia di esercizio di poteri sostitutivi- si legge nel ricorso- invadendo la sfera di attribuzioni di Roma Capitale imponendogli attività niente affatto obbligatorie ed in ogni caso connotate da discrezionalità amministrative”. Secondo l’Avvocatura del Comune “nella fattispecie in esame appaiono del tutto insussistenti i presupposti per l’esercizio dei poteri sostitutivi. Dalla motivazione della delibera impugnata non emerge affatto che Roma Capitale sia risultata inerte reiteratamente nel compimento di atti o provvedimenti obbligatori, né che abbia omesso l’adozione di singoli atti obbligatori”.

Dice l’assessore ai rifiuti della regione Lazio Massimiliano Valeriani: “Il nuovo ricorso della Sindaca Raggi blocca l’iniziativa della Giunta Regionale per individuare un piano di impianti moderno che oggi non c’è e aiutare Roma a risolvere il problema dei rifiuti. Una delibera nata a causa dell’inadempienza del Comune e approvata dalla Giunta per attuare i poteri sostitutivi così come previsto dalla legge italiana. Con questo ricorso è ancora più chiaro ed evidente di chi sono le responsabilità dell’immobilismo e della precarietà della gestione del ciclo dei rifiuti che costa ai cittadini milioni di euro e lascia immondizia per le strade. Il Comune non fa niente e blocca le iniziative di chi vuole fare”. Una delibera arrivata il 27 maggio e preparata dalla giunta regionale in risposta al provvedimento del Tar che ha dichiarato possibile il commissariamento, ma non tramite l’istituto dell’ordinanza. Sono stati proprio i giudici amministrativi, nella sentenza breve che ha accolto il ricorso presentato ad aprile dall’amministrazione Raggi, a indicare all’ente di via Colombo la strada per arrivare correttamente all’obiettivo commissariamento.

Intanto la riapertura della discarica di Albano è in bilico e Roma rischia di trovarsi nuovamente invasa dai rifiuti con strade e marciapiedi soffocati da cumuli di immondizia. Pare che per la riapertura dell’invaso dei Castelli, la soluzione individuata da Virginia Raggi che in qualità di sindaca della Città Metropolitana ha firmato un’ordinanza in tal senso, manchino le coperture economiche. La Ecoambiente, società proprietaria dell’impianto, avrebbe palesato delle difficoltà nel sottoscrivere per intero la fideiussione da 2,5 milioni di euro. Inoltre la Raggi dovrebbe varare altri atti derogatori dell’ordinanza regionale vigente sulla discarica sia per quanti riguarda l’impatto ambientale sia proprio sul tema della fideiussione. Insomma stop all’ipotesi discarica di Albano il prefetto di Roma, Matteo Piantedosi, cerca una soluzione ponte i nel caso in cui l’impianto in località Roncigliano non possa riaprire.
Ma Roma Today mette sul campo una prospettiva diversa, con delle implicazioni esplosive.Come un fulmine a ciel sereno spunta lo spettro di “Malagrotta 3”. Un’ipotesi che ha già fatto drizzare le antenne a quelli di Valle Galeria.  Manlio Cerroni, storico proprietario di Malagrotta, ha recentemente proposto l’invaso di Testa di Cane, sostanzialmente una propaggine della discarica chiusa nel 2013. Un primo lotto sperimentale da 100mila metri cubi per conferire la Fos era stato autorizzato nel 2005 dall’allora commissario regionale Marco Verzaschi. Ma quel titolo è scaduto. Il Tar, nell’ambito del decreto monocratico che ha bocciato momentaneamente la sospensiva dell’ordinanza Raggi sulla riapertura della discarica di Albano, ha chiesto alla Città Metropolitana di chiarire entro 15 giorni i motivi per cui non sarebbe possibile utilizzare la discarica di Testa di Cane. Un passaggio che ha allarmato i comitati della Valle Galeria che hanno scritto alla Commissione UE sottolineando come il sito di Testa di Cane si trovi in adiacenza al parco pubblico  denominato “bosco di Massimina”, distante solo 250 metri dalle prime costruzioni e meno di 400 metri dalle residenze del quartiere Massimina-Casal Lumbroso. Per  Cerroni  invece sarebbe proprio Testa di Cane la soluzione più idonea e immediata per risolvere la crisi dei rifiuti di Roma, e lo  ha scritto anche in una lettera inviata al presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, e al sindaco di Roma, Virginia Raggi. “La vasca può essere utilizzata subito e nel contempo nel giro di 30- 40 giorni si possono predisporre altri invasi all’interno della volumetria residua. In tutta tranquillità, si possono avviare in esercizio gli impianti esistenti, realizzati, progettati o da progettare, così da evitare – aveva spiegato all’Adnkronos – il giro d’Italia dei rifiuti a prezzo d’oro, oltre ai costi ambientali e soprattutto si può da subito tenere pulita Roma”. Cerroni è un uom d’affari, bada al sodo. Roma si può permettere di fare la sdegnosa?