Confusa, imbarazzante, senza esclusione di colpi bassi e volgari. Questa tornata elettorale fa venire i brividi, tra commedia e tragedia con  fratelli che litigano e i candidati  che compaiono e scompaiono, con il favorito di centrodestra costretto a difendersi dal suo passato e dai parenti e la new entry a 5 Stelle sparita persino dai suoi social. E il  candidato Pd, se vincente, dovrà risarcire la Regione. Ma ai problemi dei cittadini chi ci pensa?

 

 

DI Paolo Dordit

 

Confusa, violenta, imbarazzante, senza esclusione di colpi bassi e volgari. Questa campagna elettorale fa venire i brividi, tra commedia e tragedia con i fratelli che litigano e i candidati fantasma che compaiono e scompaiono, con Il favorito di centrodestra costretto a difendersi dal suo passato e dai parenti e la new entry a 5 Stelle sparita persino dai suoi social. E poi c’è il  candidato Pd che, se vincente, dovrà risarcire la Regione. Un pasticcio  incredibile.  La sinistra ha paura di non farcela  e cerca il sangue, martellando senza pietà Francesco Rocca. Che avrà pure i suoi scheletri nell’armadio, avrà pure qualche opacità di troppo ma non sembra certo un delinquente. Non era mai accaduto che un parente stretto di uno dei candidati entrasse in gioco attaccando con violenza il congiunto. Una rissa verbale tra i fratelli Rocca ha lasciato tutti senza parole. Vero, falso? Certo è che il candidato della Meloni, già non graditissimo da settori del centro destra è stato costretto a difendersi. I dem hanno lasciato alla stampa amica il compito di sparare a zero contro l’avversario scavando nel torbido senza pietà. Non altrettanto  sta facendo il fronte moderato. Che ostenta una sicurezza e un ottimismo che non ha. Ma non contrattacca, non mette in difficoltà Alessio D’Amato, lo lascia fare. Un nuovo modo di fare campagna elettorale? Pericoloso. Meloni&partners sono già partiti in ritardo, non stanno spingendo l’acceleratore e non incidono. Sindrome Michetti? Mancanza di coesione? O al contrario eccesso di fiducia nei sondaggi? Sono così sicuri che il balletto tra Dem e Cinque stelle alla fine non si risolva in una alleanza tattica contro la destra? Oggi Donatella Bianchi prende ordini da Giuseppe Conte, gioca al rialzo e non risponde al corteggiamento di D’Amato, mettendo in crisi soprattutto Calenda che non sa che pesci pigliare. Convinzione o tattica? In gioco c’è il potere e non si può andare troppo per il sottile.
Di D’Amato, inseguito dalla Corte dei Conti, sappiamo tutto, pregi e difetti. Un mastino che carica a testa bassa, instancabile, che ha alle spalle la macchina rodata della Regione che lo sostiene in ogni modo possibile.  E’ presente ovunque e manda alle agenzie decine di comunicati al giorno su tutto. Abbraccia, visita, inaugura. E’ pronto al sì o al no sul termovalorizzatore in base alle convenienze del momento. Deve vincere per forza. Non ha appeal ma tante clientele e tanto potere. Dall’altra parte Francesco Rocca a parte le beghe familiari non ha un grammo di  carisma, è decisamente scialbo. Ha la faccia e i modi della brava persona.Garbato, anche troppo, con un sorriso triste che fa simpatia ma non dà sicurezza.. Ve lo immaginate a battere i pugni sul tavolo?  E’ sicuramente competente in tema di sanità e di emergenze di qualsiasi tipo. Ma guidare una Regione come il Lazio non è come guidare la Croce Rossa.  E Rocca  non è certo Bertolaso.
Entriamo nelle ultime quattro settimane di campagna elettorale senza avere le idee chiare su come potrà andare a finire. La politica “alta” non esiste più da un pezzo, e forse pensare che oggi ci siano ancora dei candidati di sicuro appeal e affidabilità è un eccesso di ottimismo. Certo è che raramente la corsa alla presidenza della Regione Lazio aveva suscitato un così scarso interesse nell’opinione pubblica e nei media. I temi sono tutti ovvii,  scontati. Al centro c’è la sanità, i due avversari non possono parlare con competenza di altro, e portano avanti due visioni contrapposte. Interessa a qualcuno? Pare di no. Nessun potere forte entra in campo ad appoggiare l’uno o l’altro dei candidati, la sanità privata sembra paralizzata, teme un futuro più complicato di quello attuale, la sanità pubblica è talmente stressata da non poterne più. Non si aspetta molto dal centro destra e sa già a cosa andrà incontro se a vincere sarà Alessio D’Amato, che rappresenta il vecchio e discutibile corso. Non sappiamo nemmeno se augurarci un mese di fuoco e di polemiche, se aspettarci altre rivelazioni familiari e se i media vicini alla Meloni renderanno la pariglia al fronte Dem prendendo di mira il candidato della sinistra pescando in acque poco conosciute. La gente è distratta, ha tanti problemi da risolvere. E non si aspetta che a risolverli siano D’Amato o Rocca