Torna a salire la tensione tra Iran e Stati Uniti sul fronte nucleare e militare. Teheran ha avvertito che, in caso di nuovi attacchi, potrebbe portare l’arricchimento dell’uranio fino al 90%, una soglia compatibile con la produzione di armi nucleari. La dichiarazione arriva in un contesto segnato da minacce reciproche, negoziati indiretti e una tregua sempre più fragile in Medio Oriente.
A rilanciare l’allarme è stato Ebrahim Rezaei, portavoce della commissione parlamentare iraniana per la sicurezza nazionale e la politica estera, secondo cui l’Iran starebbe valutando “tutte le opzioni” in risposta a eventuali nuove offensive. Attualmente, l’uranio utilizzato per scopi civili viene arricchito a livelli compresi tra il 3% e il 5%, mentre il 90% rappresenta la soglia necessaria per l’impiego militare.
Nel frattempo, secondo fonti citate dalla CNN, il presidente americano Donald Trump avrebbe riunito il Consiglio per la sicurezza nazionale e i vertici militari statunitensi per discutere possibili nuove strategie contro Teheran, compresa l’ipotesi di riprendere le operazioni militari.
La crisi coinvolge anche il Libano, dove continuano i raid israeliani nonostante il cessate il fuoco entrato in vigore ad aprile. Secondo il ministero della Salute libanese, gli attacchi israeliani hanno provocato almeno 380 morti dalla tregua, tra cui donne e bambini. Solo nelle ultime ore sei persone sono rimaste uccise in un bombardamento nel sud del Paese.
Parallelamente, Hezbollah ha ribadito di non voler discutere il proprio disarmo nei colloqui con Israele. Il leader del movimento sciita, Naim Qassem, ha dichiarato che le armi del gruppo rappresentano “una questione interna libanese” e ha minacciato di trasformare il conflitto in “un inferno” per Israele in caso di escalation.
Sul piano diplomatico proseguono invece i tentativi di mediazione internazionale. Il Qatar ha confermato il proprio sostegno agli sforzi per la pace, mentre l’Unione Europea valuta la creazione di una nuova missione militare a supporto dell’esercito libanese dopo la conclusione del mandato Unifil.
Anche il Pakistan è intervenuto nel dibattito, smentendo le indiscrezioni secondo cui avrebbe ospitato aerei militari iraniani per finalità operative. Islamabad ha spiegato che i voli arrivati nel Paese erano legati esclusivamente a esigenze diplomatiche e logistiche connesse ai colloqui tra Iran e Stati Uniti.
Resta alta infine l’attenzione internazionale sullo Stretto di Hormuz, area strategica per il commercio energetico mondiale. Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha discusso con la ministra degli Esteri britannica Yvette Cooper delle iniziative necessarie per garantire la libertà di navigazione nella regione.
Il quadro complessivo resta dunque estremamente delicato: da un lato proseguono i tentativi diplomatici per evitare un allargamento del conflitto, dall’altro le minacce sul nucleare e i movimenti militari alimentano il rischio di una nuova escalation in Medio Oriente.










