Nuova escalation tra Stati Uniti e Iran. Le forze armate americane hanno avviato una serie di attacchi contro obiettivi iraniani che il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha definito operazioni di autodifesa, in risposta a quella che Washington considera una continua e ingiustificata aggressione da parte di Teheran.
I raid sono iniziati alle 23.15 italiane e hanno colpito diversi obiettivi sul territorio iraniano. Nelle stesse ore sono entrati in funzione i sistemi di difesa aerea in varie aree del Paese, tra cui Teheran, Isfahan e Asaluyeh, mentre sono state segnalate esplosioni anche nella zona di Sirik.
Poco prima degli attacchi, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva riunito nella Situation Room i vertici della sicurezza nazionale, tra cui il vicepresidente JD Vance, il segretario di Stato Marco Rubio, il direttore della Cia John Ratcliffe e i responsabili militari del Pentagono. Secondo fonti americane, l’amministrazione stava valutando un’operazione militare di breve durata ma ad alto impatto per aumentare la pressione sull’Iran e spingerlo a tornare al tavolo negoziale.
Il capo del Pentagono Pete Hegseth aveva anticipato che gli attacchi sarebbero stati “potenti e netti”, ribadendo che Washington è pronta a un accordo, ma che Teheran dovrà accettare le condizioni proposte dagli Stati Uniti.
La crisi si inserisce in un contesto già estremamente delicato. Nelle ore precedenti, Trump aveva accusato l’Iran di rallentare volutamente i negoziati e aveva minacciato ulteriori azioni militari contro infrastrutture strategiche, comprese centrali elettriche e ponti. Parallelamente, la diplomazia internazionale continua a lavorare per evitare un allargamento del conflitto. Il Qatar ha intensificato i contatti con Teheran nel tentativo di favorire un’intesa e superare le divergenze ancora aperte.
L’escalation è stata alimentata anche dagli scontri delle ultime settimane, culminati nell’abbattimento di un elicottero americano nello Stretto di Hormuz e nelle successive rappresaglie. L’Iran ha risposto con attacchi contro basi statunitensi nella regione, in particolare in Bahrein e Giordania, aumentando il rischio di una guerra più ampia.
Da Teheran, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha ribadito il diritto dell’Iran all’autodifesa e alla rappresaglia, invitando i Paesi della regione a non mettere a disposizione le proprie infrastrutture per operazioni militari di Stati Uniti e Israele. Dura anche la risposta dello Stato Maggiore iraniano, che ha accusato Washington di provocazioni e minacciato ulteriori reazioni.
Accanto alla pressione militare, gli Stati Uniti continuano a utilizzare la leva economica. Il Dipartimento del Tesoro ha annunciato nuove sanzioni contro individui ed entità accusati di sostenere i Pasdaran nell’approvvigionamento di armamenti, mentre resta in vigore il blocco dei porti iraniani, misura che mira a limitare le entrate petrolifere del Paese.
La situazione resta estremamente volatile. Russia e Cina hanno invitato entrambe le parti alla moderazione, chiedendo misure concrete per ridurre la tensione e scongiurare un conflitto regionale dalle conseguenze imprevedibili.










