L’Italia diventa il primo Paese europeo ad applicare pienamente la verifica dell’età per l’accesso ai siti pornografici. È entrata infatti in vigore la delibera dell’Autorità per le Comunicazioni (Agcom), prevista dal decreto Caivano, che obbliga i portali a luci rosse con sede in Italia a controllare la maggiore età degli utenti.

Le piattaforme estere — tra cui i giganti Pornhub, YouPorn e OnlyFans — avranno tempo fino al 1° febbraio 2026 per adeguarsi alle nuove regole. Fino ad allora resteranno accessibili senza restrizioni.

In totale, 48 siti italiani dovranno adeguarsi subito alle disposizioni. Non basterà più cliccare “ho più di 18 anni”: per accedere sarà necessario dimostrare la maggiore età attraverso un’applicazione certificata europea o altri strumenti di verifica terzi. Il sistema, garantito da un meccanismo di “doppio anonimato”, tutelerà la privacy degli utenti, impedendo sia al sito di conoscere l’identità del visitatore sia al fornitore del servizio di verifica di sapere dove viene usata la prova d’età. Nessun dato personale — come documenti o foto — sarà trasmesso ai portali.

Le piattaforme che non rispetteranno la norma rischiano sanzioni fino a 250 mila euro e il blocco del sito da parte dell’Agcom, che potrà intervenire d’ufficio o su segnalazione.

Sul piano politico, la misura ha suscitato reazioni contrastanti. La senatrice Mariastella Gelmini (Noi Moderati) ha definito il provvedimento “un passo avanti nella tutela dei minori”, mentre Roberto Giachetti (Italia Viva) lo ha criticato come “una deriva da Stato etico” poco utile ai reali problemi dei cittadini.

Anche altri Paesi stanno seguendo la stessa direzione. Nel Regno Unito, con l’Online Safety Act, l’accesso ai siti porno è già subordinato al caricamento di documenti d’identità o al riconoscimento facciale. In Francia, invece, un’ordinanza analoga è stata sospesa dopo la protesta del gruppo Aylo (casa madre di Pornhub), che contesta la responsabilità diretta dei siti nella verifica dell’età.

Con questa iniziativa, l’Italia si colloca dunque tra i Paesi europei più attivi nel contrasto all’accesso dei minori a contenuti pornografici online, in linea con le direttive del Digital Services Act dell’Unione Europea.