Il caso di Nessy Guerra, giovane italiana originaria di Sanremo, riaccende il dibattito sui diritti dei cittadini all’estero e sulle differenze tra sistemi giudiziari. La donna è stata condannata in Egitto a sei mesi di carcere con l’accusa di adulterio, un reato che in Italia non esiste più da decenni, e ora teme di perdere la custodia della figlia di tre anni.

La condanna è arrivata in appello dopo una prima sentenza emessa a febbraio. Guerra, 26 anni, vive da anni una situazione complessa legata all’ex marito Tamer Hamouda, italo-egiziano, che ha avviato nei suoi confronti il procedimento per adulterio e chiesto l’affidamento della bambina.

Secondo il racconto della donna, diffuso anche sui social, la sua priorità è sempre stata proteggere la figlia da una relazione segnata da violenze. In Italia, infatti, l’uomo risulta già condannato per stalking e maltrattamenti, mentre sono aperti ulteriori procedimenti a suo carico.

Oltre alla pena detentiva, Guerra è sottoposta a un divieto di espatrio imposto dalle autorità egiziane, che le impedisce di lasciare il Paese con la bambina. La situazione è aggravata dalle minacce denunciate dalla donna, che oggi vive in una località segreta per timore di ritorsioni o di un possibile rapimento della figlia.

La sua legale, Agata Armanetti, definisce la vicenda “un atto di disumanità” e denuncia il rischio concreto che la minore venga affidata a un uomo ritenuto pericoloso, sottolineando anche l’incompatibilità tra la normativa egiziana e i principi giuridici italiani.

Il caso è seguito con attenzione dal governo italiano. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha sollevato la questione con le autorità egiziane, chiedendo il rispetto dei diritti della cittadina italiana e della minore.

La rete diplomatica, attraverso l’ambasciata al Cairo e i consolati, sta fornendo assistenza legale, supporto economico e protezione alla donna. Tuttavia, i margini di intervento restano limitati dalle norme locali e dalle procedure internazionali.

La difesa chiede un intervento più incisivo delle istituzioni italiane per riportare madre e figlia in Italia, sottolineando che solo una decisione politica di alto livello potrebbe sbloccare la situazione.

Il caso di Nessy Guerra evidenzia ancora una volta le difficoltà che possono incontrare i cittadini italiani coinvolti in contenziosi legali all’estero, soprattutto quando entrano in gioco sistemi giuridici profondamente diversi e questioni familiari delicate.