Le autorità ungheresi hanno ufficialmente richiesto al Parlamento europeo di revocare l’immunità a Ilaria Salis, eurodeputata di Alleanza Verde Sinistra (Avs), prolungando una vicenda giudiziaria che va avanti da oltre un anno e mezzo. L’accusa riguarda una presunta aggressione da parte di Salis contro militanti dell’estrema destra ungherese. Se l’immunità venisse revocata, l’eurodeputata potrebbe tornare a rischiare la detenzione in Ungheria, dove era già stata incarcerata per quindici mesi prima della sua elezione al Parlamento europeo.

Salis ha respinto le accuse, denunciando la mancanza di condizioni per un processo equo in Ungheria e accusando il governo di Viktor Orban di persecuzione politica. Il portavoce del governo ungherese, Zoltan Kovacs, ha risposto definendo Salis “una criminale comune”, respingendo l’idea che sia perseguitata per motivi politici.

Il caso ha suscitato reazioni contrastanti tra le forze politiche europee. Da un lato, esponenti della Lega come Susanna Ceccardi sostengono che le vittime dell’aggressione meritano giustizia. Dall’altro, i leader di Avs e alcuni politici del Partito Democratico, come Pierfrancesco Maran, difendono Salis, accusando Orban di persecuzione politica.

La richiesta di revoca dell’immunità passerà ora alla commissione Affari giuridici del Parlamento europeo, con un iter che potrebbe durare fino all’inizio del 2025.