L’Unione Europea, con il supporto della Nato, accelera sulla costruzione di una barriera tecnologica contro i droni, in risposta ai recenti avvistamenti vicino a basi militari in Danimarca e Svezia. L’iniziativa, annunciata da Ursula von der Leyen e discussa in una riunione in Finlandia presieduta dal commissario alla Difesa Andrius Kubilius, coinvolge nove Paesi dell’Ue e l’Ucraina.
Il progetto, denominato Eastern Flank Watch, mira a proteggere l’intero fianco orientale dell’Europa, dalla Finlandia al Mar Nero, attraverso un sistema integrato di rilevamento e intercettazione. Oltre ai sensori anti-drone, prevede difese terrestri come trincee anti-carro, misure per la sicurezza marittima e strategie nello spazio.
Alla riunione hanno partecipato i ministri della Difesa di Bulgaria, Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania, Ungheria e Slovacchia, insieme a rappresentanti Ue e Nato. L’Ucraina ha condiviso l’esperienza maturata sul campo, diventata un riferimento per l’intero continente.
Kubilius ha evidenziato l’urgenza del piano: «Siamo scoperti sui droni, serve agire subito». La Nato ha già annunciato il dispiegamento dei primi sistemi di nuova generazione nelle prossime settimane, ma costruire un’infrastruttura che copra migliaia di chilometri di frontiera è una sfida monumentale e costosa.
Le opzioni al vaglio comprendono armi cinetiche come missili e droni intercettori, ma anche strumenti non convenzionali come contromisure cyber, sistemi elettromagnetici e cannoni laser. Tuttavia, le cifre restano imponenti: secondo fonti raccolte dall’ANSA, solo la Lituania avrebbe bisogno di oltre tre milioni di intercettori per coprire i suoi confini con Russia e Bielorussia.
Il tema approderà presto al vertice informale dei leader Ue di Copenaghen, ma nel frattempo i gruppi di lavoro inizieranno a definire soluzioni concrete. L’obiettivo è chiaro: dotare l’Europa di uno scudo moderno ed efficace contro minacce che non appartengono più al futuro, ma al presente.










