salvatore squarcionedi Salvatore Squarcione*

Siamo veramente tornati alla “normalità” post epidemica! I famosi “eroi” sono tornati ad essere “bersagli” fisici della rabbia sociale e di malintesi diritti, tutti figli dell’incultura rozza che viepiù, in questi anni di deresponsabilizzazione, caratterizza i cittadini (?) italici: oggi nuova devastazione del Pronto Soccorso del S.Camillo di Roma, aggressione a medici ed infermieri, colpo di pistola in aria da parte della vigilanza. Ennesimo episodio contro il personale sanitario perché il diritto alle cure è diventato il diritto alla guarigione. Nella comunicazione politica ormai il “si è fatto qualche cosa”, ma “si poteva fare di più”, affermazione sempre decontestualizzata e mai accompagnata dal “come” fare di più nella situazione reale data, è la strada vincente per ottenere consenso, visto che ormai la politica non indica più “strade” da percorrere, magari in salita e con molte curve, ma percorre lei le strade che il popolo vociante pretende vengano tracciate, tutte dritte ed in discesa. Alla fine, però, si trova un bel muro! Idem per quanto riguarda noi medici. E va detto senza infingimenti, senza false ipocrisie, senza nascondersi verità palesi che sono tanto scomode quanto non generalizzabili, ma pur sempre esistenti.

Ce la prendiamo con gli avvocati, con quelle squallide propagande mercantili che danno per certo l’esser stati vittima di malasanità negli ultimi dieci anni e, per ciò stesso, risarcibili. Ma chi è il professionista con la cui opera intellettuale si cerca di dimostrare una mal practice? Questo non significa che le mal practice non esistano o non debbano essere omertosamente riconosciute, quando ci sono, ed adeguatamente sanzionate anche sul piano del ristoro. I processi ai medici sono circa 35.600 all’anno, solo il 5% delle cause penali ed il 30% di quelle civili intentate contro i medici si conclude con una condanna, cosa vuol dire? Delle due, una: o il 95%/70% erano cause temerarie con una responsabilità professionale diretta di chi quelle cause ha portato avanti, ovvero che il 95%/70% di chi quelle cause le ha tecnicamente sostenute ha lui stesso sbagliato, non sappiamo se per imprudenza, negligenza, imperizia o …! Il fatto è che in sola medicina difensiva si calcola che il costo per la sanità sia di 12 miliardi all’anno, cioè 1.543 euro a persona all’anno!

E quante volte i pazienti si sono sentiti chiedere, al primo colloquio, il fatidico “chi l’ha seguita sino ad ora?”, lasciando la possibilità che il paziente ritenga di essere stato seguito in precedenza da un incompetente?E non siamo proprio noi medici che abbiamo ammantato la nostra professione di una presunta divina infallibilità, insinuando la credenza che la scienza risponde sempre e risolve sempre, invece di rivendicare la fallibilità di qualunque intervento medico, vuoi per la variabilità di tutti gli individui vuoi per la variabilità delle noxae patogene vuoi per il progredire delle conoscenze tecnico-scientifiche ed esperenziali che possono far cambiare dall’oggi al domani quella che si riteneva fosse la miglior pratica? L’ultima esperienza legata a CoViD-19 non ha forse modificato sostanzialmente quanto si pensava in tema di ventilazione meccanica?E perché noi medici continuiamo ad accettare, senza ribellarci con orgoglio, il sentir definire “missione” quella che invece è la nostra “professione”, dalle mille sfaccettature e dai molteplici ruoli, tutti determinanti nel “salvare vite”, purchè tutti esercitati con appropriatezza, condivisione e competenza? Come può un “missionario” rivendicare il proprio ruolo, la giusta remunerazione, il valore della propria personale esperienza, il dovere di vedersi riconosciuti diritti a fronte dell’accettazione di doveri? E che dire della perdurante definizione della nostra professione quale “ars medica”? Nessun professionista agisce intuitu personae, ma sulla base di comprovate competenze scientifiche e tecniche continuamente riviste, approfondite e, se del caso, revisionate. Ed è questo che fa la differenza fra professionisti. Si potrebbe continuare a lungo, ma è proprio dai comportamenti di noi medici, dalla qualità della nostra capacità di comunicare verbalmente e non, dal non riconoscimento della relatività che necessariamente caratterizza ogni professione ed ogni professionista, dalla frequente commistione con ambienti estranei alla medicina, dall’andar dietro alla domanda invece che ai bisogni, è da tutto ciò e da molto altro che si è ingenerata nella popolazione l’idea che esista il diritto alla guarigione. E invece no: esiste il diritto alle cure, alle migliori cure, perchè il diritto alla guarigione è come il diritto all’immortalità in piena salute. Era un diritto che non aveva nemmeno il pelide Achille di omerica memoria, semidio figlio di Peleo e della nereide Teti: morì per una freccia nel tallone scagliata da Paride!

Già Direttore delle Malattie Infettive del Ministero della Sanità