Giornata intensa in Senato per la definizione del maxiemendamento alla manovra economica. Dopo lunghe interlocuzioni interne al governo, con la maggioranza e con le opposizioni, l’esecutivo decide di stralciare cinque misure, tra cui la contestata norma che avrebbe limitato il riconoscimento degli arretrati ai lavoratori sottopagati che vincono un ricorso davanti al giudice.

Oltre alla misura sui crediti retributivi, viene eliminata anche la norma che avrebbe ridotto da tre a un anno il periodo di incompatibilità per ricoprire ruoli dirigenziali nel privato dopo un incarico apicale nella Pubblica amministrazione. Stralciata pure la disposizione che prevedeva deroghe ai divieti per incarichi commissariali e straordinari.

Resta invece aperta la partita sullo spoil system nelle Authority, una modifica che secondo fonti parlamentari non sarebbe gradita neppure dal Quirinale.

La retromarcia sulla questione dei lavoratori evita una possibile esplosione delle tensioni: opposizioni e sindacati avevano definito la norma “anticostituzionale” e “un attacco ai diritti”. La Cgil parlava di un’ennesima compressione delle tutele previste dall’articolo 36 della Costituzione.

In Aula, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti rivendica la linea del governo, riconoscendo le difficoltà del percorso ma sottolineando che la prudenza adottata “beneficerà anche i governi futuri”. L’Italia – osserva – sta riuscendo ad approvare la legge di Bilancio, a differenza di altri grandi Paesi europei.

Il titolare del Tesoro affronta anche il tema dei rapporti tra Parlamento e governo, evidenziando come l’attuale assetto mostri un “monocameralismo di fatto” che richiederebbe una riflessione sull’aggiornamento delle democrazie parlamentari.

Le ultime giornate a Palazzo Madama sono state segnate da continui rimaneggiamenti del testo, soprattutto su pensioni, scuola e casa. Tra le modifiche dell’ultima ora, la maggioranza trova l’accordo per innalzare a 200mila euro il valore catastale della prima casa ai fini Isee.

Dall’opposizione, il Partito Democratico denuncia lentezze e opacità del processo: a meno di 24 ore dalla fiducia, il maxiemendamento non era ancora disponibile. Crescono anche le polemiche sul “blitz” che, secondo le minoranze, reintrodurrebbe forme di caccia indiscriminata.

Particolarmente critici Giuseppe Conte ed Elly Schlein sul tentativo – poi rientrato – di intervenire retroattivamente sul diritto dei lavoratori ai crediti arretrati. Per Schlein, si tratterebbe di un “colpo di mano” contro le sentenze che applicano il principio costituzionale del salario equo.

Il voto della commissione Bilancio sullo stralcio delle cinque norme è atteso nella mattinata. Successivamente, il testo della manovra – ripulito dalle misure più contestate – approderà finalmente in Aula per l’ultimo passaggio parlamentare.