Un nuovo attentato ha colpito la capitale russa nelle prime ore del mattino, provocando la morte del generale Fanil Sarvarov, capo della Direzione per l’Addestramento operativo del ministero della Difesa. L’esplosione di un’autobomba, avvenuta in un parcheggio nella zona sud di Mosca, ha causato gravi ferite all’alto ufficiale, morto poco dopo il ricovero in ospedale.
Secondo le ricostruzioni, l’ordigno – circa 300 grammi di tritolo – era stato collocato con un magnete sotto l’auto e si sarebbe attivato quando il generale ha iniziato a muovere il veicolo. Il Comitato investigativo russo ha subito ipotizzato un coinvolgimento dei servizi segreti ucraini, pur in assenza di conferme definitive. Diversi testimoni hanno raccontato di un forte boato intorno alle 6.50, inizialmente scambiato per l’impatto di un drone.
Sarvarov, veterano di diversi conflitti – dall’Ossezia alla Cecenia, fino all’intervento russo in Siria – era stato inserito da Kiev nella lista dei “criminali di guerra” del sito ucraino Mirotvorets dopo il suo coinvolgimento nella guerra in Ucraina. La sua morte si aggiunge a una serie di omicidi che, negli ultimi due anni, hanno colpito figure militari e politiche favorevoli all’operazione militare russa.
Tra le vittime precedenti figurano i generali Yaroslav Moskalik e Igor Kirillov, uccisi in attentati simili, oltre a noti blogger e attivisti filogovernativi come Darya Dugina e Vladen Tatarsky.
Il Cremlino mantiene per ora cautela. Il portavoce Dmitry Peskov ha riferito che il presidente Putin è stato informato tempestivamente, mentre il vice ministro degli Esteri, Sergej Ryabkov, ha suggerito che la tempistica dell’attentato – avvenuto durante delicati sviluppi diplomatici sulla crisi ucraina – potrebbe non essere casuale.
Le autorità russe, pur non fornendo dettagli conclusivi, ritengono probabile un tentativo di sabotare i negoziati in corso. Intanto proseguono le indagini per ricostruire la rete dietro l’attacco, in un contesto in cui – come sottolineano alcuni canali indipendenti – i dati personali di molte personalità filogovernative sarebbero trapelati online, facilitando possibili azioni mirate.










