Con l’approvazione definitiva alla Camera, arriva la riforma dell’esame che conclude il ciclo scolastico delle superiori. L’“Esame di Stato” cambia nome e torna a chiamarsi “Maturità”, recuperando – come sottolineato dal governo – il valore simbolico di un momento di crescita personale e civile per gli studenti.
Restano confermate le due prove scritte, mentre il colloquio orale diventa l’elemento centrale della valutazione. Sarà articolato su quattro discipline, individuate da un decreto ministeriale previsto per gennaio, e comprenderà anche un’analisi delle competenze in educazione civica e delle esperienze di formazione scuola-lavoro.
Gli studenti dovranno partecipare in modo attivo: un comportamento di silenzio deliberato, come forma di protesta durante il colloquio, comporterà la bocciatura automatica.
La valutazione finale terrà conto anche di attività extrascolastiche di particolare merito, mentre le commissioni d’esame passeranno da 7 a 5 membri, tutti con formazione specifica.
Importanti modifiche riguardano anche il voto in condotta: un 5 comporterà la non ammissione all’anno successivo o all’esame; con un 6, lo studente dovrà sostenere una “prova di cittadinanza attiva”; il punteggio massimo alla Maturità sarà riservato a chi avrà ottenuto almeno 9 in condotta.
Inoltre, per chi decide di cambiare indirizzo di studi nei primi due anni delle superiori, viene abolito l’esame integrativo, semplificando il percorso di passaggio.
L’alternanza scuola-lavoro cambia nome e torna a chiamarsi “formazione scuola-lavoro”. Le convenzioni tra scuole e imprese non potranno più prevedere attività ad alto rischio per gli studenti.
L’Inail sarà incaricato di promuovere campagne di sensibilizzazione sulla sicurezza e la copertura assicurativa verrà estesa anche agli infortuni durante il tragitto da casa ai luoghi di formazione.
La riforma include anche misure per valorizzare gli insegnanti che operano nelle isole minori, ai quali saranno riconosciuti punteggi aggiuntivi nelle graduatorie provinciali per le supplenze.
La sottosegretaria all’Istruzione Paola Frassinetti ha sottolineato che la riforma «restituisce serietà e valore a una prova che negli ultimi anni aveva perso autorevolezza».
Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha aggiunto: «La formazione scuola-lavoro deve rappresentare un’occasione di crescita, non di rischio. Con questa riforma tuteliamo i nostri ragazzi e riconosciamo l’impegno di chi insegna in territori complessi ma preziosi per il Paese».










