Il secondo mese della guerra nel Golfo si apre con una pericolosa escalation: i ribelli Houthi dello Yemen sono entrati direttamente nel conflitto al fianco dell’Iran, rivendicando i primi attacchi missilistici contro Israele e minacciando di colpire uno dei punti più strategici per il commercio globale, lo stretto di Bab el-Mandeb.

La mossa segna un ampliamento significativo del conflitto, già aggravato dalle tensioni nello stretto di Hormuz. La possibile chiusura del passaggio nel Mar Rosso rappresenterebbe un duro colpo alle rotte energetiche e commerciali internazionali, aumentando i timori di una crisi economica globale.

L’intervento degli Houthi arriva dopo una serie di attacchi incrociati tra Iran e Israele. Teheran ha colpito una base militare statunitense in Arabia Saudita, causando diversi feriti tra i soldati americani, in risposta ai raid israeliani su obiettivi sensibili nella città iraniana di Isfahan, area legata al programma nucleare. Le autorità yemenite hanno dichiarato apertamente il coordinamento con l’“asse della resistenza”, che include Iran e Hezbollah, annunciando che le operazioni militari proseguiranno.

Nel frattempo, gli Stati Uniti osservano con crescente preoccupazione l’evolversi della situazione. L’ex presidente Donald Trump ha lanciato un ultimatum a Teheran, mentre il Pentagono rafforza la propria presenza militare nella regione: migliaia di soldati e marines sono già stati dispiegati, con ulteriori rinforzi pronti a essere inviati.

Particolarmente delicata è la posizione dell’Arabia Saudita, colpita direttamente dagli attacchi iraniani. La base aerea statunitense di Prince Sultan è stata raggiunta da missili e droni, provocando danni e feriti. Se anche il traffico nel Mar Rosso dovesse essere compromesso, secondo diversi analisti Riad potrebbe valutare un ingresso diretto nel conflitto.

Sul piano economico, le conseguenze sono già evidenti: attacchi alle navi e ai porti stanno interrompendo le attività commerciali. Alcune grandi compagnie di navigazione hanno sospeso le operazioni in aree considerate a rischio, mentre aumentano le difficoltà per il trasporto di petrolio e merci.

Intanto, gli scontri proseguono su più fronti. Israele continua a colpire obiettivi militari e nucleari in Iran, mentre in Libano si intensificano gli scambi di fuoco con Hezbollah. Il bilancio delle vittime cresce, includendo anche civili e giornalisti.

L’apertura di un nuovo fronte nel Mar Rosso e il coinvolgimento diretto di attori regionali rendono il conflitto sempre più esteso e imprevedibile, alimentando il timore di una guerra su scala ancora più ampia.