Giorgia Meloni chiude il G7 rivendicando il risultato politico del vertice e ribadendo la centralità dell’unità occidentale davanti alle grandi crisi internazionali. Dall’Ucraina al Medio Oriente, la presidente del Consiglio si dice soddisfatta per una convergenza tra i partner che, sottolinea, non era affatto scontata.

Per Meloni, la compattezza del fronte occidentale resta la risposta più efficace a sfide che non sono astratte, ma incidono concretamente sulla vita dei cittadini. Le guerre, le tensioni internazionali, la sicurezza energetica e la stabilità globale sono, secondo la premier, questioni che hanno ricadute dirette anche sulla quotidianità delle famiglie e delle imprese.

Nel corso della conferenza stampa finale, però, l’attenzione si sposta anche sulla politica interna e sul caso Roberto Vannacci. Alla domanda se l’ex generale e il suo movimento Futuro Nazionale possano trovare spazio nell’alleanza di centrodestra, Meloni sceglie una linea netta: non è il centrodestra a escluderlo, ma sarebbe Vannacci stesso, con le sue scelte politiche, a collocarsi fuori dalla coalizione.

La premier richiama infatti i voti contrari espressi dall’area vannacciana nei confronti del governo, sostenendo che chi si oppone sistematicamente al primo esecutivo di destra finisce per essere, di fatto, funzionale alla sinistra. Meloni insiste sul fatto che non si occupa direttamente della questione e rilancia il principio del “voto utile”, già al centro della narrazione del centrodestra negli ultimi giorni.

Secondo la presidente del Consiglio, la politica non può essere ridotta a un semplice calcolo aritmetico. Le alleanze, spiega, non si costruiscono sommando automaticamente percentuali e sigle, perché “30 più 4 non fa necessariamente 34”. Un riferimento che molti osservatori leggono come un’allusione ai rapporti di forza tra Fratelli d’Italia e il possibile peso elettorale del movimento legato a Vannacci.

La prospettiva indicata da Meloni resta quella di arrivare alla fine della legislatura e presentarsi poi agli italiani per essere giudicata sul lavoro complessivo del governo. A suo avviso, saranno i risultati ottenuti dall’esecutivo a determinare la vittoria o la sconfitta alle urne, non eventuali accordi costruiti mettendo insieme forze politiche diverse soltanto sulla base dei sondaggi.

Dall’entourage della premier emerge anche l’idea che i consensi attribuiti a Futuro Nazionale possano essere sovrastimati e che il movimento dell’ex generale andrebbe eventualmente misurato da solo, fuori dalla coalizione. Una valutazione che si lega anche al dibattito sulla riforma della legge elettorale, tema che potrebbe rafforzare ulteriormente la spinta alla coalizione e la logica del voto utile.

La replica di Vannacci arriva a stretto giro: “Ma a chi sta parlando la premier? Se vuole parlare con me, mi contatti”, afferma l’ex generale, rispondendo alle parole della presidente del Consiglio.

Meloni torna poi sui temi internazionali e sul G7, definito un vertice positivo anche per il rapporto con Donald Trump. Dopo mesi di tensioni e divergenze, il summit è stato letto da molti come un momento di disgelo tra la premier italiana e il presidente americano. Meloni, tuttavia, ridimensiona l’idea di una frattura precedente, spiegando che entrambi hanno caratteri forti e difendono i rispettivi interessi nazionali.

Non serve, osserva la premier, “chiarirsi” ogni volta che emergono posizioni diverse. Il rapporto con Trump, assicura, resta immutato nonostante le asperità degli ultimi mesi. Per Meloni, dunque, il G7 si chiude con un duplice messaggio: sul piano internazionale, la conferma dell’unità occidentale; sul piano interno, la volontà di misurare il governo sui risultati concreti, più che sulle ipotesi di nuove alleanze.