La premier Giorgia Meloni ha concluso una visita lampo a Washington, durata meno di 48 ore, puntando su un obiettivo chiaro: costruire un canale personale e diretto con Donald Trump, nella prospettiva del suo possibile ritorno alla Casa Bianca. Per Meloni, il dialogo con il tycoon passa necessariamente attraverso rapporti personali, ed è questo il messaggio che spera venga colto anche a Bruxelles.
Tra i risultati più significativi, la sospensione per tre mesi dei dazi commerciali, che potrebbe aprire la strada a un nuovo negoziato per un libero mercato transatlantico. In questo contesto, Meloni auspica un incontro tra Trump e la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, proponendo Roma come sede dell’evento.
La visita ha avuto anche un’importante valenza simbolica: Trump ha accettato l’invito per una visita ufficiale in Italia “nel prossimo futuro”, come confermato nella dichiarazione congiunta, in cui si ipotizza anche un incontro bilaterale tra Stati Uniti ed Europa. La finestra utile potrebbe essere già a fine giugno, in occasione del vertice NATO a L’Aia, in prossimità della scadenza della sospensione dei dazi prevista per il 10 luglio.
Sul tavolo del confronto anche il conflitto in Ucraina: Meloni ha ribadito la condanna all’aggressione russa e l’impegno per una “pace giusta e duratura”, posizioni condivise anche con il vicepresidente USA JD Vance, con cui ha avuto un colloquio a Roma.
La missione ha permesso a Meloni di posizionarsi come interlocutore europeo privilegiato per Washington. Oltre ai temi strategici e geopolitici, sono stati discussi investimenti bilaterali per circa 10 miliardi di euro, maggiore cooperazione nel settore energetico, impegno a non penalizzare le Big Tech, sviluppo di tecnologie sensibili, difesa, spazio (con due missioni su Marte) e cantieristica navale. Gli USA, da parte loro, valuteranno investimenti nelle Zone economiche speciali (ZES) italiane.
Nella dichiarazione congiunta trova spazio anche il Piano Mattei per l’Africa e un riferimento all’approccio Trumpiano degli Accordi di Abramo, come modello per nuove alleanze infrastrutturali.
Non sono mancate le critiche. Angelo Bonelli (Avs) ha definito il documento “vergognoso” e sintomo della “resa totale agli Stati Uniti”. Dura anche Elly Schlein (Pd): secondo la segretaria dem, Meloni ha aumentato la spesa militare e promesso 10 miliardi di investimenti in USA, senza tutelare le imprese italiane colpite dai dazi.
Malgrado le polemiche, la premier appare soddisfatta: il suo obiettivo è porsi come ponte tra Washington e Bruxelles, in un momento in cui le relazioni internazionali sono più cruciali che mai.










