Cinquecento migranti sono stati quasi due giorni in balia delle onde del Mediterraneo a bordo di un’imbarcazione da pesca. Fortunatamente, la nave Geo Barents di Medici Senza Frontiere è riuscita a mettere in salvo i naufraghi in acque maltesi dopo un’operazione lunga e complicata. Attualmente, le autorità italiane potrebbero farsi carico del salvataggio offrendo supporto e un porto sicuro.

Questo episodio tragico si verifica proprio mentre alla Ocean Viking, la nave di Sos Mediterranée, sono stati appena sbarcati a Salerno 92 profughi tratti in salvo al largo della Libia. La Prefettura di Salerno ha coordinato la macchina dell’accoglienza, che ha coinvolto la protezione civile, la Caritas diocesana locale e squadre di volontari e psicologi.

Durante le operazioni di identificazione e controlli sanitari, i migranti sono stati smistati nei rispettivi centri di accoglienza, con la maggior parte diretta verso Taranto. Sono state identificate sessanta persone di nazionalità somala e la restante parte proveniente dall’Egitto, Sudan, Ghana, Nigeria, Camerun, Somalia e Guinea. Uno dei sopravvissuti ha rivelato di essere stato per tre volte in centri di detenzione e di aver cercato di fuggire via mare per quattro volte.

Nonostante gli sforzi di soccorso, la tensione nel Mediterraneo non accenna a diminuire. Gli attivisti di Sos Mediterranée temono per le altre vite a rischio in mare, poiché i tentativi di fuga dalla Libia continuano senza sosta. La rotta della Tunisia aggravata da una crisi economica e politica sta portando un’ondata di incitamento all’odio nei confronti dei migranti sub-sahariani. Il comitato Onu per l’eliminazione della discriminazione razziale ha espresso il proprio allarme per le dichiarazioni del presidente tunisino Kais Saied, che ha parlato di “orde di migranti illegali” in arrivo dai paesi africani sub-sahariani come parte di “un piano criminale per cambiare la composizione del panorama demografico tunisino”. Queste dichiarazioni hanno incoraggiato atti di violenza contro i migranti sub-sahariani. Il comitato delle Nazioni Unite ha denunciato gli arresti arbitrari di migranti, tra cui donne, bambini e studenti, e la diffusione di incitamento all’odio razziale o xenofobo sui social e su altri media.

È evidente che è necessario trovare soluzioni efficaci per risolvere la situazione in Africa e fornire aiuto a chi cerca di fuggire la guerra, la povertà e la fame. La comunità internazionale deve collaborare per trovare soluzioni a lungo termine per proteggere la vita umana.