Una nuova bufera giudiziaria si abbatte su Palazzo Marino: l’inchiesta milanese sull’urbanistica ha portato alla luce un presunto sistema di corruzione, consulenze fittizie e pressioni private nella gestione delle trasformazioni urbane della città. Oltre 70 gli indagati, tra cui anche il sindaco di Milano Giuseppe Sala e l’assessore all’Urbanistica Giancarlo Tancredi, il cui telefono è stato sequestrato. Tancredi si prepara a comparire davanti al giudice il 23 luglio, mentre si fa sempre più concreta l’ipotesi di dimissioni.

Secondo la Procura di Milano, guidata da Marcello Viola, l’urbanistica del capoluogo lombardo sarebbe stata per anni condizionata da soggetti privati attraverso consulenze sospette, scambi di favori e pressioni indebite. Tra gli elementi principali dell’indagine, un contratto riservato firmato il 28 giugno 2024 tra Giuseppe Marinoni, all’epoca presidente della Commissione Paesaggio, e un architetto legato a una società svizzera. L’accordo prevedeva uno “scambio di informazioni riservate” in vista di possibili collaborazioni su progetti edilizi.
I magistrati sostengono che l’adozione di numerose “varianti” ai piani urbanistici, spesso zona per zona e spesso a favore di operatori immobiliari, rappresenti un chiaro segnale di corruzione. Questa conclusione trova fondamento in norme e sentenze, a partire dal rapporto del Governo Monti del 2013, passando per pareri dell’Anac e della giurisprudenza del Consiglio di Stato.
Per i pm Petruzzella, Filippini, Clerici e l’aggiunta Tiziana Siciliano, l’indagine ha evidenziato un presunto sistema criminale che avrebbe movimentato quasi 4 milioni di euro in tangenti camuffate da incarichi di consulenza. In particolare, si indaga sul “Programma strategico dei Nodi”, un piano di sviluppo nelle aree esterne della città, in cui i progetti erano vicini alla fase finale, ma avevano suscitato dubbi tra tecnici comunali su altezze e volumetrie.
Una chat del 4 agosto 2024 tra Marinoni e Federico Pella, manager della J+S, è considerata dagli inquirenti particolarmente significativa. Marinoni affermava: “L’urbanistica l’hanno sempre fatta loro, da 20 anni”, alludendo al ruolo dominante dei privati. La Procura ha chiesto il carcere per entrambi, ritenendo le loro parole la prova di un sistema consolidato che piegava l’interesse pubblico a quello degli operatori immobiliari.
Mentre l’amministrazione milanese si difende, cresce l’attenzione pubblica su un’inchiesta che rischia di ridefinire i contorni dello sviluppo urbano meneghino. La giustizia dovrà ora chiarire se dietro la rapida trasformazione della città si celino anni di accordi opachi, favori privati e decisioni prese lontano dalla trasparenza istituzionale.