La Procura di Palermo ha deciso di impugnare direttamente in Cassazione – con un ricorso “per saltum” – l’assoluzione dell’ex ministro dell’Interno e leader della Lega, Matteo Salvini, nel processo legato al caso Open Arms. Il politico era imputato per sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio per aver negato, nell’agosto 2019, lo sbarco della nave della ONG spagnola con a bordo 147 migranti soccorsi nel Mediterraneo.
Lo scorso dicembre, il Tribunale di Palermo aveva assolto Salvini con formula piena, ritenendo che “il fatto non sussiste”. Secondo i giudici, la decisione dell’allora ministro di non autorizzare lo sbarco rientrava nelle sue funzioni istituzionali e non costituiva reato. Il collegio ha inoltre stabilito che non vi fosse l’obbligo giuridico, da parte dell’Italia, di assegnare alla nave un porto sicuro.
Alla notizia del ricorso in Cassazione, Salvini ha reagito esprimendo sorpresa e rabbia: “Ho fatto oltre trenta udienze, sono stato assolto, ma qualcuno non si rassegna”. Ha definito il processo “politico”, sottolineando che fu avviato in Parlamento su spinta delle forze di sinistra al governo all’epoca del Conte II. Salvini ha però ringraziato il Tribunale di Palermo per l’assoluzione e ribadito la legittimità del proprio operato nella difesa dei confini nazionali.
La Procura ha scelto di bypassare il giudizio d’appello, sostenendo che non vi sia una questione di fatti da approfondire, bensì un errore giuridico da correggere. Secondo i magistrati, il Tribunale avrebbe mal interpretato la normativa nazionale e internazionale in materia di soccorso in mare e doveri dello Stato.
Nell’impugnazione viene citata anche una recente sentenza delle Sezioni Unite Civili della Cassazione (febbraio 2025) sul caso della nave Diciotti, in cui lo stesso ministero dell’Interno fu condannato per aver negato il porto sicuro, con conseguente limitazione della libertà personale dei migranti a bordo.
Il ricorso della Procura evidenzia che il diniego di sbarco violerebbe norme fondamentali, tra cui l’articolo 13 della Costituzione (sulla libertà personale), le convenzioni internazionali sul soccorso in mare e il principio di solidarietà tra Stati. I migranti, secondo i pm, sarebbero stati vittime di una “arbitraria privazione della libertà”, e la sentenza di assoluzione sarebbe quindi priva di una solida motivazione giuridica.
Ora spetta alla Corte di Cassazione pronunciarsi su eventuali violazioni di legge nella sentenza assolutoria, con possibili ripercussioni sia sul piano politico che giuridico.










