Il fenomeno migratorio continua ad essere una delle principali sfide che l’Italia deve affrontare. Secondo le ultime stime, nel 2023 si potrebbero superare i 40mila migranti sbarcati, ovvero quattro volte di più rispetto allo stesso periodo del 2022. Il sistema d’accoglienza, che dovrebbe ospitare 130mila persone, è sotto forte pressione e ci sono preoccupazioni per l’aumento dei flussi, soprattutto dalla Tunisia.

Il numero dei morti in mare continua ad aumentare e l’obitorio di Sfax, in Tunisia, si trova in una situazione critica con oltre 200 corpi recuperati negli ultimi giorni, quando la sua capacità massima è di 35. Al momento non sembrano esserci soluzioni che possano risolvere il problema. La Francia, ad esempio, si prepara a sigillare i confini con l’Italia schierando al confine 150 agenti in più dalla prossima settimana.

In Italia, il sistema di accoglienza è sottoposto a una forte pressione e il commissario all’emergenza cerca soluzioni affinché non si venga travolti dai flussi migratori. Lampedusa, ad esempio, si trova in una situazione di emergenza con oltre 3.000 ospiti per una capienza massima di 400 posti. Tuttavia, ci sono governatori delle 5 Regioni che ancora non hanno sottoscritto lo stato di emergenza: Puglia, Campania, Toscana, Emilia Romagna e Valle d’Aosta. I governatori di queste regioni si incontreranno con il ministro dell’Interno e il commissario all’emergenza per trovare una soluzione al problema.

Il Viminale cerca di mettere in piedi un dispositivo strutturale per svuotare velocemente Lampedusa nei periodi di picco, ma ci sono ancora problemi per trovare navi e mezzi di trasporto. La priorità è quella di trovare una sistemazione dignitosa per chi arriva, ma ci sono anche difficoltà nelle procedure per reperire strutture e mezzi in tempi rapidi.

C’è infine una complicazione legale derivata dal Consiglio di Stato dei Paesi Bassi, che ha stabilito che i richiedenti asilo non possono essere rimandati in Italia, come vorrebbe il governo olandese in base alle regole del trattato di Dublino, poiché i loro diritti di base non sarebbero garantiti, e rischierebbero di vivere per strada. Questa decisione rappresenta una difficoltà anche per l’Olanda, che sta lottando per il rispetto del trattato di Dublino come base per stabilire la fiducia tra i Paesi di primo ingresso e quelli destinatari dei cosiddetti movimenti secondari.