Benjamin Netanyahu parte per Mar-a-Lago senza giornalisti al seguito e senza le tradizionali dichiarazioni pre-partenza. Il premier israeliano punta a un incontro cruciale con Donald Trump, sempre più centro della diplomazia internazionale, per rafforzare la propria posizione sia sul piano esterno sia, soprattutto, su quello interno in vista delle elezioni israeliane del 2026.

Il confronto in Florida – il quinto incontro tra i due leader da gennaio – avverrà in un contesto delicato. Washington punta a spingere Israele verso la seconda fase del cessate il fuoco a Gaza, che prevede:

la creazione di un governo tecnico palestinese per la Striscia,

l’ingresso di una forza internazionale di stabilizzazione,

un ulteriore ritiro dell’esercito israeliano.

Tel Aviv e Hamas, però, non hanno ancora formalizzato alcun accordo su questa fase e si accusano reciprocamente di violazioni della prima: Israele non ha riaperto il valico di Rafah in entrambe le direzioni, mentre Hamas non ha ancora restituito il corpo di un ostaggio.

Netanyahu porterà inoltre a Trump le preoccupazioni israeliane verso l’Iran, accusato di ricostruire ed espandere la produzione di missili balistici, e verso Hezbollah, che rifiuta il disarmo nonostante la scadenza fissata da Israele per fine anno.

Di fronte al rischio di un allargamento del conflitto, Netanyahu potrebbe accettare progressi sul fronte diplomatico di Gaza in cambio di un sostegno americano a eventuali operazioni militari contro Iran o Libano.

Allo stesso tempo, il premier cercherà l’endorsement esplicito di Trump in vista delle elezioni del 2026: i sondaggi indicano che la coalizione di governo è in calo e non raggiunge la maggioranza necessaria dei 61 seggi alla Knesset.

Nonostante le profonde divisioni nel Paese dopo due anni di guerra, la leadership politica di Netanyahu si basa sulla capacità di resistere alle crisi. Anche nelle campagne elettorali del 2019 e 2020, il Likud puntò sull’immagine del premier insieme al tycoon per consolidare il consenso.

Secondo fonti citate dalla CNN, Netanyahu avrebbe già discusso con Trump l’ipotesi di una visita in Israele nei prossimi mesi, vista come possibile leva elettorale.

Parallelamente, Bibi continua a cercare la grazia presidenziale per i procedimenti giudiziari in corso, una richiesta formalmente avanzata a Isaac Herzog e incoraggiata dallo stesso Trump in un precedente discorso alla Knesset e in una successiva lettera.