L’Accademia di Svezia ha assegnato il Premio Nobel per la Letteratura 2025 allo scrittore ungherese László Krasznahorkai, definito da Susan Sontag “il maestro dell’Apocalisse”. Il riconoscimento arriva, si legge nella motivazione ufficiale, “per la sua opera avvincente e visionaria che, nel mezzo del terrore apocalittico, riafferma il potere dell’arte”.

Nato nel 1954 a Gyula, nel sud-est dell’Ungheria, Krasznahorkai è considerato uno degli autori più importanti della letteratura mitteleuropea contemporanea. Nelle sue opere – da Satantango a Melancolia della resistenza, da Guerra e guerra a Il ritorno del Barone Wenckheim – racconta l’attesa, il degrado e le speranze di un’umanità sospesa tra rovina e redenzione, ambientando spesso le sue storie nella desolata campagna ungherese.

La sua prosa, lunga e ipnotica, procede come una “colata lavica di parole”, capace di trascinare il lettore in un flusso continuo di pensieri e immagini. La critica lo ha più volte accostato a Kafka e Thomas Bernhard per la sua capacità di esplorare la realtà “fino al limite della follia”.

Autore di romanzi e racconti tradotti in tutto il mondo, Krasznahorkai ha già ottenuto importanti riconoscimenti internazionali, tra cui l’International Man Booker Prize (2015) e il National Book Award for Translated Literature (2019). In Italia è pubblicato da Bompiani, che ha portato nelle librerie le sue principali opere a partire da Satantango, divenuto anche un film cult nel 1994 diretto da Béla Tarr.

Nei suoi scritti più recenti, come Seiobo è discesa quaggiù, l’autore riflette sul potere salvifico dell’arte e della bellezza, convinto che esse possano contrastare l’oscurità del mondo. “L’unico modo per combattere la forza distruttiva è la debolezza della gentilezza”, ha dichiarato in un’intervista.

Il Premio Nobel gli sarà consegnato il 10 dicembre a Stoccolma. Il suo nuovo romanzo, Panino non c’è più, è atteso in Italia nel 2026, sempre per Bompiani.