Giorgia Meloni ha seguito per tutta la notte gli sviluppi dell’accordo di pace tra Israele e Hamas, restando in contatto costante con Washington e le capitali mediorientali. All’alba, la premier ha ricevuto quella che ha definito una “straordinaria notizia”: la firma dell’intesa su Gaza, frutto della mediazione internazionale guidata dal presidente americano Donald Trump.
La presidente del Consiglio ha espresso gratitudine verso gli Stati Uniti e ha assicurato che l’Italia è pronta a contribuire alla ricostruzione della Striscia di Gaza e, se necessario, a partecipare a una forza internazionale di pace. Lo ha confermato anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani, sottolineando che Roma è disposta a inviare militari “in caso di creazione di una forza internazionale per la stabilizzazione e la riunificazione della Palestina”.
Palazzo Chigi rivendica il ruolo attivo dell’Italia nel processo diplomatico, definendosi “complice della pace” dopo settimane di polemiche interne. “È un giorno storico”, ha dichiarato Meloni, commossa dalle immagini dei festeggiamenti a Gaza, e ha evidenziato la convergenza internazionale sul piano proposto da Trump e il lavoro dei mediatori di Qatar, Egitto e Turchia, partner sempre più centrali per Roma.
Dal fronte politico italiano, il nuovo scenario in Medio Oriente suscita reazioni bipartisan. La segretaria del Pd Elly Schlein ha accolto “con sollievo” la tregua, auspicando che si arrivi a “una soluzione politica basata su due popoli e due Stati, con il riconoscimento dello Stato di Palestina e la fine dell’occupazione illegale in Cisgiordania”. Anche il leader del M5s Giuseppe Conte parla di “una svolta definitiva”, pur criticando il governo per “un eccessivo protagonismo diplomatico”.
Meloni, invece, respinge le accuse e rivendica la linea del dialogo: “La pace si costruisce lavorandoci, non sventolando bandiere”, ha affermato. Fonti di Palazzo Chigi sottolineano che l’Italia punta ora a un ruolo concreto nel processo di pace, magari con un posto nel board internazionale che guiderà la transizione di Gaza.
Per la premier, i prossimi passi chiave restano il disarmo di Hamas, la fine degli insediamenti in Cisgiordania e la riforma dell’Autorità nazionale palestinese. “Il lavoro è lungo – ha concluso – ma l’Italia è pronta a fare la sua parte insieme alla comunità internazionale”.










