La guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina si intensifica. In risposta ai nuovi dazi imposti da Donald Trump — presentati con enfasi durante il cosiddetto “Giorno della Liberazione” alla Casa Bianca — Pechino ha annunciato l’introduzione di tariffe del 34% su tutte le importazioni di beni americani a partire dal 10 aprile. Inoltre, ha inserito nuove aziende statunitensi nella sua lista nera e ha inasprito i controlli sull’export di sette materiali legati alle terre rare.
Tra le contromisure cinesi figurano il blocco delle qualifiche di esportazione per sei aziende USA legate a prodotti agricoli come sorgo e pollame, ufficialmente per motivi sanitari. Pechino ha anche avviato indagini antimonopolio sulla chimica Dupont e pratiche antidumping su tubi radiogeni impiegati in ambito medicale, importati da Stati Uniti e India.
La Cina ha inoltre classificato 11 aziende statunitensi come “inaffidabili” e ha messo sotto controllo altre 16, accusandole di minacciare la sicurezza nazionale. Tra le misure più significative c’è anche il blocco immediato delle esportazioni di sette materiali rari, tra cui samario e gadolinio, strategici per l’industria tecnologica e militare.
Il presidente Trump ha liquidato la reazione cinese definendola “un errore dettato dal panico” e ha rilanciato con ottimismo annunciando un accordo in vista con il Vietnam, il cui segretario generale del Partito comunista, To Lam, si sarebbe detto disposto ad azzerare i dazi se venisse raggiunto un’intesa con Washington. Questo annuncio ha spinto al rialzo il titolo Nike a Wall Street, vista la forte dipendenza produttiva dell’azienda dal Vietnam.
Secondo i dati doganali cinesi, nel 2024 la Cina ha importato beni dagli USA per 163,6 miliardi di dollari, con un export verso gli Stati Uniti in crescita del 4,9% fino a 524,6 miliardi. I settori più colpiti dalle nuove tariffe includono macchinari, microchip, prodotti agricoli, alimentari ed energia. Tuttavia, Pechino potrebbe rimpiazzare una parte significativa di queste forniture con alternative provenienti da Paesi come Russia e Brasile.
Negli Stati Uniti, il segretario al Tesoro Scott Bessent ha invitato alla calma, mettendo in guardia gli altri Paesi dal reagire, per evitare un’escalation. Ma la pressione politica esercitata da Trump — che continua a proclamare “questo è il momento migliore per arricchirsi” — sembra destinata a complicare ulteriormente il quadro internazionale.
Intanto, la guerra dei dazi colpisce anche Paesi alleati degli USA. Taiwan ha stanziato 2,7 miliardi per sostenere le sue industrie colpite, mentre il Giappone, secondo il premier Shigeru Ishiba, si trova in piena “crisi nazionale”. Solo il settore automobilistico giapponese rischia perdite fino a 24 miliardi di dollari.
La situazione appare in rapida evoluzione e potrebbe avere ripercussioni economiche globali profonde, in un momento in cui la Cina è già alle prese con gravi problemi interni, come la crisi immobiliare e una domanda interna debole.










