Nella Striscia di Gaza si è verificata una nuova tragedia: almeno 32 palestinesi hanno perso la vita, e oltre cento sono rimasti feriti, durante un presunto attacco dell’esercito israeliano nei pressi di centri di distribuzione di aiuti umanitari nel sud della Striscia, tra Rafah e Khan Yunis. Secondo le autorità palestinesi, le forze israeliane avrebbero aperto il fuoco contro civili in attesa di cibo e assistenza.
L’IDF (Forze di Difesa Israeliane) ha affermato di aver sparato “colpi di avvertimento” contro individui ritenuti “sospetti” che si sarebbero avvicinati in modo “minaccioso” ai soldati. Tuttavia, fonti locali e testimoni riportano una dinamica differente, parlando di attacchi deliberati contro persone inermi. La Gaza Humanitarian Foundation, sostenuta dagli Stati Uniti, ha smentito che gli scontri siano avvenuti vicino alle proprie strutture, sottolineando che gli spari si sarebbero verificati lontano dai loro centri di distribuzione.
Nel frattempo, continuano i raid israeliani sulla Striscia e anche sul vicino Libano, dove un membro di un’unità d’élite di Hezbollah è stato ucciso in un’operazione mirata. L’esercito israeliano lo accusa di tentare di ristabilire posizioni terroristiche, in violazione degli accordi con il Libano.
A Gaza, la situazione umanitaria è sempre più drammatica. Il Programma Alimentare Mondiale denuncia che quasi un terzo della popolazione non mangia da giorni e migliaia di persone sono a rischio carestia. L’UNRWA, l’agenzia ONU per i rifugiati palestinesi, segnala che, nonostante abbia cibo sufficiente per tre mesi, la distribuzione è bloccata.
Nel frattempo, le trattative per una tregua tra Israele e Hamas sembrano in stallo, sebbene da parte statunitense emergano timidi segnali di ottimismo. L’ex presidente Donald Trump ha annunciato il possibile rilascio di altri ostaggi, senza però fornire dettagli. Le famiglie degli ostaggi continuano a protestare in Israele, chiedendo la fine della guerra e una maggiore collaborazione con gli USA.
In questo scenario teso, è tornata al centro anche la questione degli attacchi contro i luoghi religiosi. Dopo il bombardamento che ha colpito una chiesa cattolica a Gaza causando tre morti, il segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, ha espresso dubbi sull’ipotesi che si sia trattato di un errore. Ha chiesto un’indagine trasparente e ha sottolineato l’urgenza di porre fine a una guerra definita “senza limiti”.
In segno di vicinanza, il Patriarca latino di Gerusalemme, cardinale Pierbattista Pizzaballa, ha visitato la parrocchia della Sacra Famiglia a Gaza, celebrando la messa e offrendo conforto alla comunità cristiana, colpita come il resto della popolazione dalla guerra e dall’assedio.
La crisi nella Striscia continua ad aggravarsi, tra bombardamenti, fame e disperazione, mentre gli appelli alla pace restano finora inascoltati.










