Nonostante l’assenza di segnali concreti verso la fine del conflitto in Ucraina, Russia e Stati Uniti mantengono aperto un canale di dialogo, che ha recentemente portato a un nuovo scambio di prigionieri. L’operazione si è svolta ad Abu Dhabi, alla presenza del direttore della CIA, John Ratcliffe, che ha condotto le trattative.

Da un lato, gli Stati Uniti hanno ottenuto la liberazione della ballerina russo-americana Ksenia Karelina, condannata a 12 anni in Russia per tradimento con l’accusa di aver finanziato l’esercito ucraino. Secondo amici e familiari, la donna avrebbe semplicemente donato una somma modesta a un’organizzazione umanitaria. Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha celebrato il suo rilascio, attribuendolo all’intervento del presidente Trump.

In cambio, gli USA hanno rilasciato Artur Petrov, cittadino russo-tedesco arrestato a Cipro nel 2023 per aver violato le sanzioni esportando microelettronica sensibile verso la Russia. Si tratta del secondo scambio sotto l’amministrazione Trump, che ha dichiarato l’intenzione di migliorare i rapporti con Mosca e favorire una soluzione negoziata al conflitto ucraino.

Parallelamente, a Istanbul si è tenuto un nuovo incontro bilaterale tra rappresentanti russi e statunitensi per normalizzare le attività diplomatiche, fortemente compromesse dalle sanzioni. Dopo oltre cinque ore di colloqui, è stato raggiunto un accordo sull’accesso bancario per i diplomatici. L’ambasciatore russo a Washington, Alexander Darchiev, ha parlato di un “clima positivo” e di “progressi concreti”.

Sul fronte ucraino, intanto, emergono nuove tensioni tra Kiev e Pechino. Le autorità ucraine denunciano la cattura di due militari cinesi arruolati tra le fila russe, e la possibile presenza di oltre 150 combattenti provenienti dalla Cina. Il presidente Zelensky ha accusato Mosca di reclutare sistematicamente cittadini cinesi, suscitando la reazione di Pechino, che ha invitato a evitare commenti irresponsabili sul suo ruolo nel conflitto. Il Cremlino ha respinto le accuse, definendole infondate. Il quadro rimane teso, ma segnali di dialogo tra le grandi potenze continuano a emergere, anche in un contesto globale segnato da profondi squilibri.