Una giornata all’insegna della solidarietà e dell’inclusione nei giardini della tenuta pontificia di Castel Gandolfo, dove Papa Leone XIV ha condiviso il pranzo con duecento persone in condizioni di fragilità, tra rifugiati, disoccupati e famiglie assistite dagli enti caritativi della diocesi di Roma.

Prima del pranzo, il Pontefice ha rivolto ai presenti un messaggio incentrato sulla giustizia sociale e sull’accoglienza, lanciando anche un appello affinché si intervenga sulle cause della povertà e delle disuguaglianze. «Abbiamo fame di giustizia, di autentica carità e di una Chiesa capace di aprire le porte a tutti», ha affermato, auspicando una società fondata sulla riconciliazione, sul perdono e sulla pace.

Durante l’incontro Leone XIV si è fermato a salutare i partecipanti, ascoltando le loro storie di vita segnate da guerre, difficoltà economiche e perdita del lavoro. Tra gli ospiti sedevano rifugiati provenienti dalla Repubblica Democratica del Congo, dal Perù, dalla Sierra Leone e dall’Ucraina, insieme a cittadini italiani accolti da parrocchie e associazioni del territorio.

Nel suo intervento il Papa ha richiamato il significato del titolo di Pontefice, “costruttore di ponti”, spiegando che l’iniziativa voleva rappresentare un ponte tra le persone più fragili, le loro famiglie e l’intera società. «Questa è la Chiesa che vogliamo essere», ha detto, sottolineando come la condivisione e l’incontro possano contribuire a costruire un mondo più giusto e solidale, in contrasto con violenza, odio e discriminazioni.

L’iniziativa, organizzata con il coinvolgimento di realtà come Caritas, Centro Astalli e Acli, si è svolta nel Borgo Laudato Si’ di Castel Gandolfo. Alla tavola del Pontefice erano presenti anche il cardinale vicario di Roma Baldo Reina, il cardinale Fabio Baggio, suor Alessandra Smerilli e altri rappresentanti della Santa Sede.

Per molti dei partecipanti è stata un’esperienza destinata a rimanere indelebile. Tra loro anche Maria, originaria dell’Ecuador, che ha raccontato di aver preso parte al pranzo senza il marito, impossibilitato ad assentarsi dal lavoro nonostante l’eccezionalità dell’invito papale.