Un incontro riservato, personale e durato circa due ore. A Lourdes Papa Leone XIV ha ascoltato sette vittime di abusi commessi in ambienti ecclesiali, incontrandole prima individualmente e poi tutte insieme. Il Pontefice ha ribadito il proprio impegno affinché le violenze subite non si ripetano e ha espresso vicinanza a quanti continuano a portarne le ferite. Alcuni partecipanti, al termine del colloquio, hanno parlato di un momento capace di riaccendere la speranza in un cambiamento concreto.
Un faccia a faccia lontano dalle cerimonie ufficiali e costruito soprattutto attorno all’ascolto. Nel pomeriggio di domenica 27 settembre, durante la visita apostolica in Francia, Papa Leone XIV ha incontrato a Lourdes sette persone vittime di abusi da parte di membri della Chiesa cattolica. Il gruppo era formato da quattro uomini e tre donne.

La struttura dell’incontro era stata pensata per garantire a ogni partecipante uno spazio personale.
Secondo quanto riferito dalla Sala Stampa vaticana, Leone XIV ha incontrato singolarmente e in forma privata ciascuna delle sette persone, ascoltandone le storie, il dolore e le sofferenze vissute. Il comunicato sottolinea anche che, in alcuni casi, quelle sofferenze furono aggravate dalla complicità o dal silenzio di persone che avrebbero potuto intervenire. Con alcuni partecipanti il Papa si è inoltre fermato in preghiera.
Successivamente il Pontefice ha riunito tutti in una sala della Casa Vescovile e li ha ringraziati per aver condiviso testimonianze particolarmente dolorose.
Leone XIV ha ribadito il proprio impegno affinché il male vissuto dalle vittime non abbia a ripetersi per altre persone e ha esteso la propria vicinanza, attraverso i presenti, a tutti coloro che hanno subito abusi e continuano a portarne le conseguenze.
Il messaggio del Papa non si è limitato alla condanna degli abusi.
Leone XIV ha auspicato la possibilità di lavorare insieme affinché le comunità cristiane diventino sempre più luoghi nei quali uomini e donne di ogni età possano trovare accoglienza, conforto e percorsi di guarigione. Al termine dell’incontro ha chiesto ai presenti di pregare per lui e ha impartito la benedizione.
Il tema era stato affrontato dal Pontefice anche poche ore prima, durante l’incontro con i vescovi francesi. In quella sede Leone XIV aveva richiamato la Chiesa alla necessità di proseguire il percorso intrapreso contro gli abusi, mantenendo alta la vigilanza e riconoscendo le proprie responsabilità. Reuters ha riferito che il Papa ha invitato la comunità cattolica ad affrontare apertamente le proprie mancanze e le “ferite profonde” provocate al suo interno.
Al termine dell’appuntamento alcuni dei partecipanti hanno incontrato la stampa a Lourdes e raccontato le proprie impressioni.
Le testimonianze hanno restituito l’immagine di un incontro emotivamente intenso. Alcune delle vittime hanno espresso la speranza che dal confronto con il Pontefice possa nascere un cambiamento reale, descrivendo Leone XIV come sincero, attento e visibilmente coinvolto.
Queste valutazioni appartengono naturalmente all’esperienza personale dei partecipanti e non esauriscono le molte posizioni presenti tra le associazioni dei sopravvissuti, alcune delle quali continuano a chiedere riforme più profonde e interventi strutturali della Chiesa. Prima dell’incontro, infatti, alcuni gruppi francesi avevano criticato il numero limitato dei partecipanti e il metodo utilizzato per individuarli.Di cinque partecipanti sono stati resi pubblici i nomi.
Tra loro figurava Jean-Marie Delbos, oggi ottantenne e testimone nel caso del collegio Notre-Dame de Bétharram; Jérôme Guillement, vittima durante l’adolescenza di un sacerdote della propria parrocchia; Véronique Garnier, appartenente al collettivo Foi & Résilience; Olivier Mardi, cofondatore di Voix Libérées de Touraine; e Bertrand Virieux, fondatore dell’associazione La Parole Libérée e vittima dell’ex sacerdote Bernard Preynat.
Le altre due persone hanno chiesto di mantenere l’anonimato. Tra loro, secondo Vatican News, vi era anche una vittima dell’Abbé Pierre.
I partecipanti provenivano da esperienze diverse: abusi avvenuti in parrocchie, scuole, congregazioni religiose e movimenti ecclesiali. Il gruppo era stato definito dopo contatti della Conferenza episcopale francese e della Conferenza dei religiosi e delle religiose di Francia con circa quaranta interlocutori tra associazioni, collettivi e singole vittime. Due dei sette nomi erano stati proposti direttamente da gruppi di sopravvissuti.
L’incontro di Lourdes si inserisce in un contesto particolarmente delicato per la Chiesa francese.
Nel 2021 la Commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa, Ciase, pubblicò un rapporto che stimava in circa 216 mila i minori vittime di sacerdoti e religiosi tra il 1950 e il 2020. Considerando anche gli abusi commessi da laici collegati alle istituzioni ecclesiali, il numero stimato saliva a circa 330 mila persone.
La distinzione è importante: il dato di 330 mila non riguarda esclusivamente sacerdoti o religiosi, ma comprende più ampiamente persone che operavano nell’ambito delle strutture cattoliche.
Quelle conclusioni produssero un forte impatto sulla Chiesa di Francia e portarono alla creazione di strumenti di riconoscimento e riparazione destinati alle vittime.
Alla vigilia della visita del Pontefice, l’Istanza nazionale indipendente di riconoscimento e riparazione, Inirr, ha reso noto che circa duemila persone si sono rivolte all’organismo istituito dopo il rapporto Ciase.
Secondo i dati diffusi dall’Associated Press, erano state completate 1.184 procedure di riparazione, mentre l’indennizzo economico medio riconosciuto risultava pari a circa 36.900 euro. Il sistema comprende però anche forme di sostegno psicologico e interventi simbolici di riconoscimento delle sofferenze subite.
L’Inirr ha chiuso alle nuove richieste il 31 agosto 2026 e la Chiesa francese sta lavorando alla definizione di un meccanismo permanente destinato a proseguire il percorso.
Proprio questo passaggio evidenzia la questione che accompagna l’incontro di Lourdes: trasformare l’ascolto e le dichiarazioni di vicinanza in misure capaci di produrre effetti duraturi.
Le associazioni delle vittime chiedono da tempo maggiore trasparenza, meccanismi indipendenti di controllo, formazione, prevenzione e procedure efficaci per intervenire rapidamente davanti alle segnalazioni. Alla vigilia della visita papale, alcuni sopravvissuti avevano sottolineato che i gesti simbolici, pur importanti, non possono sostituire riforme strutturali.
Anche per questo la forma scelta a Lourdes assume un significato particolare: non una grande udienza pubblica, ma due ore dedicate quasi interamente alla testimonianza diretta.
La scelta del Santuario mariano aggiunge inoltre una dimensione simbolica all’appuntamento.
Lourdes è tradizionalmente associata alla sofferenza, alla malattia e alla ricerca di consolazione. Nella stessa giornata Leone XIV ha celebrato la Messa davanti a circa 150 mila fedeli, secondo i dati diffusi dalla Sala Stampa vaticana, e ha incontrato i vescovi francesi prima del colloquio con le vittime.
Il portavoce dei vescovi francesi aveva spiegato prima dell’incontro che il Pontefice desiderava soprattutto praticare un “ascolto profondo”, considerando il confronto diretto con le vittime uno strumento necessario per comprendere pienamente le conseguenze degli abusi e migliorare prevenzione, riconoscimento e riparazione.L’incontro con le sette vittime rappresenta quindi uno dei momenti più delicati della visita di Leone XIV in Francia.
Il valore dell’appuntamento non risiede soltanto nelle parole pronunciate dal Papa, ma nella questione che rimane aperta dopo il colloquio: quali passi concreti seguiranno all’ascolto delle testimonianze.
Leone XIV ha indicato una direzione precisa, ribadendo che il male degli abusi non deve ripetersi e che le comunità ecclesiali devono diventare luoghi nei quali sia possibile sentirsi protetti e trovare conforto.
Per le vittime incontrate a Lourdes, il colloquio sembra aver lasciato almeno uno spazio di fiducia. Quella speranza, tuttavia, dovrà ora confrontarsi con il terreno più complesso delle riforme, della prevenzione, della trasparenza e della responsabilità istituzionale: il passaggio decisivo perché le parole ascoltate a Lourdes possano tradursi in cambiamenti verificabili.