Un ordine di servizio della direttrice del carcere di Pavia, Stefania Mussio, ha scatenato forti polemiche dopo la decisione di distribuire 720 profilattici ai detenuti “per motivi terapeutici”, con la previsione di successive forniture. Il provvedimento, datato 19 febbraio, è circolato nelle ultime ore tra gli agenti di polizia penitenziaria, sollevando dubbi e critiche.

Il Dipartimento di amministrazione penitenziaria (Dap) ha preso le distanze dall’iniziativa, dichiarando di non essere stato preventivamente informato e sottolineando i rischi per l’ordine e la sicurezza delle strutture. Secondo il Dap, l’atto è “formulato male” e non tiene conto di aspetti cruciali come i controlli, la prevenzione di episodi violenti e il possibile uso improprio dei preservativi, che potrebbero servire a occultare sostanze stupefacenti.

Durissime le reazioni dei sindacati di polizia penitenziaria. Per Gennarino De Fazio, segretario generale UILPA, la misura certifica “il fallimento complessivo del sistema carceri” e rappresenta l’ennesimo scaricabarile da parte dell’amministrazione. Critiche arrivano anche da Leo Beneduci (Osapp), che denuncia il rischio di favorire rapporti promiscui e l’aumento delle violenze sessuali nelle carceri.

Donato Capece, segretario generale del Sappe, ha parlato di “mille criticità” irrisolte nel carcere pavese — sovraffollamento, carenza di agenti, aggressioni in aumento — mentre la priorità della direzione sembra essere l’acquisto di profilattici. Capece ha chiesto al ministero della Giustizia e al Dap accertamenti ispettivi urgenti.

La vicenda ha riacceso il dibattito sulle condizioni delle strutture penitenziarie italiane, tra sovraffollamento, carenze di organico e sicurezza interna sempre più precaria.