E’ tensione tra il premier Mario Draghi ed i sindacati sul nodo pensioni. Il percorso sarà graduale, ma si tornerà al sistema ordinario delle pensioni disegnato dalla legge Fornero. Il premier lo ribadisce al tavolo con i sindacati convocato a Palazzo Chigi, a quarantotto ore dal varo della manovra, attesa in Consiglio dei ministri giovedì.

I sindacati chiedevano una riforma complessiva delle pensioni. La tensione è aumentata in particolare dopo che il premier ha lasciato ieri il tavolo dopo circa due ore di discussione, affidando il confronto ai suoi ministri.  I sindacati sentenziano che l’incontro non è andato bene: non c’è accordo sulle pensioni ma anche sugli ammortizzatori sociali e sul taglio delle tasse, che temono sbilanciato in favore delle imprese. E parlano anche di una mobilitazione, da valutare dopo il varo della legge di bilancio. Luigi Sbarra della Cisl dice che ci sono “grandi insufficienze e squilibri, per effetto del mancato dialogo con le parti sociali”: le misure sono “largamente insufficienti sia per le pensioni, che per gli ammortizzatori sociali e per la non autosufficienza”. Non bastano “soli” 600 milioni, sottolineano Pierpaolo Bombardieri della Uil e Maurizio Landini della Cgil: “Mon è una riforma degna di questo nome”. “Se giovedì il governo confermerà questa impostazione valuteremo iniziative unitarie di mobilitazione” – afferma Landini.

Tensioni anche tra i partiti su come usare gli 8 miliardi a disposizione per il taglio delle tasse: sarà deciso nel corso dell’iter in Parlamento della legge di bilancio.

Intanto il ministro Renato Brunetta, ha spiegato ieri che porterà al premier la valutazione di alcuni aspetti concreti, non escludendo neanche nuovi incontri.

Draghi dovrebbe convocare il Consiglio dei ministri sulla legge di bilancio per giovedì e un’altra riunione mercoledì per approvare il nuovo decreto Recovery, per accelerare l’attuazione con alcune norme.