“Decine di migliaia di abitazioni a prezzi calmierati”: così Matteo Salvini ha sintetizzato il cuore del Piano Casa illustrato da Giorgia Meloni al Meeting di Rimini. L’obiettivo dichiarato è aiutare le giovani coppie e rilanciare la natalità, partendo da un presupposto chiaro: “senza una casa è più difficile costruire una famiglia”.
Il piano, nato con la scorsa legge di bilancio ma non ancora pienamente operativo in attesa di un Dpcm, dispone attualmente di 660 milioni di euro. Salvini, però, lo definisce “un’inezia” e annuncia l’impegno a mobilitare nuove risorse, anche private, già a partire dalla prossima finanziaria.
La necessità è confermata dai dati dell’Ance: in Italia 10 milioni di famiglie con redditi fino a 24mila euro non possono permettersi l’acquisto di una casa nelle grandi città, dove mutui e affitti arrivano ad assorbire fino a due terzi del reddito dei nuclei meno abbienti.
Il progetto punta a una riorganizzazione del social housing, settore nel quale l’Italia è molto indietro: solo il 3,8% delle famiglie vive in alloggi di edilizia pubblica, contro il 16% della Francia o il 29% dell’Olanda. Attualmente sono in corso oltre 150 cantieri per recuperare 15mila abitazioni popolari, con conclusione prevista entro giugno 2026.
Accanto al rilancio dell’edilizia popolare, il governo intende rafforzare le garanzie pubbliche sui mutui per la prima casa, riservate a giovani coppie under 35, famiglie monogenitoriali, under 36 e nuclei con almeno tre figli. Nei primi sei mesi del 2025, i mutui garantiti sono stati oltre 38mila, in crescita del 20% rispetto al 2024, per un totale di 4,8 miliardi di euro erogati.
Il Piano Casa si intreccia anche con altre riforme annunciate: dalla revisione del Testo unico dell’edilizia al fondo nazionale per la rigenerazione urbana, fino al ddl della Lega che punta a ridimensionare i vincoli delle sovrintendenze.










