Il Tribunale civile di Milano ha dichiarato nulla la vendita dell’auto di Alessandro Impagnatiello, l’ex barman condannato all’ergastolo per l’omicidio della fidanzata incinta Giulia Tramontano, uccisa a Senago nel maggio 2023 con 37 coltellate.
L’auto, usata per nascondere e trasportare il corpo della giovane, non era stata sequestrata dalla Procura a causa di un errore procedurale e, poco dopo l’arresto, era stata venduta dal fratello dell’imputato alla moglie. Secondo il giudice Francesco Pipicelli, la cessione fu un atto “tra parenti consapevoli” volto a far apparire Impagnatiello nullatenente, eludendo così i risarcimenti dovuti ai familiari della vittima.
La cognata dell’assassino è stata quindi condannata a risarcire la famiglia Tramontano con circa 25mila euro. Dalla causa è emerso che Impagnatiello, subito dopo l’arresto, aveva conferito al fratello una procura legale per gestire i suoi beni.
Dell’auto oggi non c’è più traccia: la coppia ne ha denunciato il furto lo scorso ottobre, ma l’assicurazione non ha riconosciuto alcun indennizzo.
Sui social Chiara Tramontano, sorella di Giulia, ha espresso indignazione verso Impagnatiello e la sua famiglia, ricordando che l’uomo aveva persino chiesto di accedere alla giustizia riparativa, istanza respinta dai giudici per mancanza di consapevolezza del crimine commesso.
Intanto si attendono le motivazioni della sentenza d’appello che, pur confermando l’ergastolo, ha escluso l’aggravante della premeditazione, riconoscendo solo quelle di convivenza e crudeltà. Una decisione duramente criticata dalla famiglia della vittima.










