La partecipazione del maestro russo Valery Gergiev al festival “Un’estate da Re”, in programma il 27 luglio alla Reggia di Caserta, sta scatenando un acceso dibattito politico e culturale. Il concerto, voluto e finanziato dalla Regione Campania, ha sollevato forti critiche per il legame tra il celebre direttore d’orchestra e il presidente russo Vladimir Putin, di cui è considerato un amico e sostenitore.

A innescare la polemica è stata un’intervista a Repubblica di Julija Navalnaja, vedova del dissidente russo Aleksej Navalny, che ha definito Gergiev “complice e fiancheggiatore della politica criminale di Putin”, pur riconoscendone il valore artistico.

Anche il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, è intervenuto con toni netti: “L’arte è libera e non può essere censurata, ma la propaganda è un’altra cosa”. Secondo il ministro, ospitare Gergiev rischia di trasformare un evento musicale in uno strumento di propaganda russa, soprattutto in un contesto di guerra in corso.

In difesa del concerto si è espresso il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, che ha ribadito l’impegno del territorio a favore dei profughi ucraini e la necessità di non interrompere il dialogo culturale: “Escludere figure del mondo dell’arte non aiuta la pace, ma alimenta l’odio”.

Tuttavia, la contestazione ha trovato sponde anche tra le forze politiche. Pina Picierno (PD), vicepresidente del Parlamento europeo, ha chiesto la cancellazione del concerto, citando il codice etico della Reggia di Caserta, che vieta eventi in contrasto con l’Agenda 2030 dell’ONU. Concordi Carlo Calenda, leader di Azione, e Mara Carfagna (Noi Moderati), che sottolineano il ruolo attivo di Gergiev nella promozione del putinismo. Il senatore dem Filippo Sensi ha commentato lapidario: “Gergiev suonasse sulla Piazza Rossa”.

Gergiev era già stato al centro di polemiche nel 2022, quando fu rimosso dalla Scala di Milano per non aver preso le distanze da Putin all’inizio dell’invasione dell’Ucraina. Da allora, diverse istituzioni culturali internazionali – tra cui Carnegie Hall, Wiener Philharmoniker e Filarmonica di Monaco – hanno interrotto la collaborazione con lui.

Il caso Gergiev alla Reggia di Caserta riaccende il dibattito sul confine tra arte e politica, su quanto la cultura possa o debba restare neutrale in tempi di guerra.