Navi restino in rada, Paesi bandiera si facciano carico migranti
– «A Humanity 1 che sta entrando nelle acque territoriali davanti a Catania viene imposto di fermarsi in rada e potrà permanere lì per vedere le emergenze di carattere sanitario. Ci faremo carico di tutte le persone che hanno bisogno, come le donne incinte o i bambini. Rispettiamo le persone e le esigenze umanitarie: ma all’esito della verifica le persone che non rientrano dovranno rimanere a bordo e tornare in acque internazionali». Arriva dopo il Consiglio dei ministri, il primo provvedimento interministeriale (Interno, Difesa, Infrastrutture) sulle navi Ong: a parlare è il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi che ribadisce la necessità che i Paesi di bandiera della navi delle ong si facciano carico di chi è a bordo. Al titolare del Viminale ha fatto subito eco il Vicepremier e Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini: «Come sempre garantiremo soccorso e assistenza, ma vietiamo la sosta nelle acque territoriali italiane per le ong straniere. Orgoglioso di aver firmato il provvedimento, insieme ai ministri Piantedosi e Crosetto. Difendere l’Italia non è un reato bensì un dovere» Il provvedimento rilancia la politica governativa di una redistribuzione dei richiedenti asilo in Europa che tenga conto dei Paesi di bandiera e, nell’immediato, della possibilità di far sbarcare sulle coste italiane donne e bambini. Il Governo non vuole cedere alle richieste di sbarco dei quasi mille naufraghi su tre diverse navi ferme nel Mediterraneo da giorni e per i quali le ong chiedono un immediato sbarco. E intanto incassa l’apertura della Francia (sottolineata positivamente da Piantadosi), che si dice pronta ad accogliere una parte dei migranti purché – in questo caso la Ocean Viking con 234 a bordo – l’Italia rispetti il diritto internazionale aprendo uno dei suoi porti. A essere coinvolta in questa operazione potrebbe essere anche la Germania, secondo quanto precisa Parigi. La Norvegia invece resta sul fronte opposto sottolineando di non avere «nessuna responsabilità ai sensi delle convenzioni sui diritti umani o del diritto del mare per le persone imbarcate a bordo di navi» private o di ong «battenti bandiera norvegese nel Mediterraneo» (è il caso delle ‘umanitariè Geo Barents e della Ocean Viking, entrambe attualmente in mare). Ma è proprio dall’organizzazione non governativa a bordo di quest’ultima nave, in preda al peggioramento delle condizioni meteo e dove il cibo comincia a scarseggiare, che viene lanciato un appello agli stati dell’Unione chiedendo che si facciano carico di «alleviare la pressione degli arrivi sull’Italia e su Malta: per noi – spiegano Sos Méditerranée – l’importante è che la Ocean Viking raggiunga il porto sicuro più vicino e speriamo che questo avvenga il più presto possibile». Quella che sembra versare in condizioni peggiori è la Humanity 1 (sono in 179 a bordo tra cui oltre cento minori), nave di Sos Humanity, che invece accodandosi al diniego della Norvegia chiarisce: «la bandiera non ha nulla a che fare con i diritti o i doveri di asilo». Anche dalla Geo Barents (572 in attesa da oltre una settimana) i soccorritori di Medici Senza Frontiere puntano allo sbarco delle persone il più presto possibile aldilà delle modalità di accoglienza, escludendo categoricamente anche eventuali ipotesi di identificazione a bordo. Sulle coste italiane torna a superare di gran lunga il migliaio di ospiti anche l’hotspot di Lampedusa: sono 1.372 i migranti presenti, a fronte di 400 posti previsti. Nelle ultime ore con sette diversi sbarchi sono giunti 251 migranti. A Pozzallo invece in 37 sono stati salvati da una nave mercantile francese mentre a a largo del Siracusano è stato intercettato l’equipaggio del veliero Blue Diamond, battente bandiera Ucraina con a bordo 99 migranti di nazionalità afghana e pachistana: tre cittadini russi sono stati fermati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. A fronte dei continui arrivi, il sottosegretario Nicola Molteni – in quota Lega – insiste sulla necessità di «puntare su un decreto flussi, ovviamente tarati sul mercato italiano e sulla base di quelle che sono le necessità del Paese» perché «i flussi vanno governati e non subiti» e «l’Italia non prende ordini da altri, quella dei migranti è una responsabilità globale europea».