Nonostante la delusione per il mancato raggiungimento del quorum ai referendum sul lavoro e sulla cittadinanza, il segretario generale della CGIL, Maurizio Landini, non intende fermarsi. Con un’affluenza poco sopra il 30%, il risultato non è certo una vittoria, come lo stesso leader sindacale ha ammesso: “È chiaro che l’obiettivo era il quorum e non lo abbiamo raggiunto”.

Landini però respinge l’idea di una resa. Anzi, rilancia l’impegno del sindacato e denuncia con forza l’appello “irresponsabile” all’astensione da parte della maggioranza, che a suo avviso mette in discussione la democrazia. “Oltre 14 milioni di cittadini sono andati a votare – sottolinea – e questo è un punto di partenza importante”.

Il leader della CGIL ribadisce che i temi oggetto dei referendum restano centrali: dalla lotta alla precarietà alla sicurezza sul lavoro, dalla riforma del sistema degli appalti alla tutela contro i licenziamenti, fino alla questione della cittadinanza. Annuncia quindi una nuova fase di mobilitazione, sia sul piano sindacale che contrattuale, per cambiare quelle che definisce “leggi balorde” approvate dai governi degli ultimi 25 anni, di destra e di sinistra.

Particolarmente dure le critiche al governo Meloni, accusato di incentivare i subappalti a cascata e i contratti senza causale, ma anche al Jobs Act del governo Renzi, che ha indebolito le tutele contro i licenziamenti illegittimi. “Questo non era un voto contro il governo – precisa Landini – ma chi ha politicizzato il referendum ha impedito un confronto serio sui contenuti”.

Alle polemiche sul costo della consultazione risponde con sarcasmo: “La democrazia costa. Dovremmo forse smettere di votare per risparmiare?”. Ricorda inoltre che la CGIL aveva chiesto di far coincidere il voto con il primo turno delle comunali, e non con i ballottaggi.

Landini esclude categoricamente le dimissioni: “Un passo indietro? Assolutamente no”. A sostegno della sua posizione, tutto il gruppo dirigente del sindacato gli è accanto. In conferenza stampa, circondato dalla segreteria nazionale, ringrazia chi ha sostenuto la campagna referendaria durata oltre un anno: un milione di firme per ciascuno dei quattro quesiti sul lavoro, promossi dalla CGIL fin da aprile 2023.

Una battaglia che affonda le radici nel lungo impegno della CGIL, già protagonista nel 2016 di un’altra iniziativa referendaria sul Jobs Act, allora bocciata dalla Consulta. Questa volta i quesiti sono arrivati al voto, e nonostante il risultato, per Landini la lotta è appena ricominciata.