Sale il confronto politico e giuridico in vista del referendum sulla riforma della giustizia in programma domenica e lunedì. Durante un dibattito televisivo, il ministro della Giustizia Carlo Nordio e il costituzionalista Enrico Grosso hanno discusso dei punti più controversi della riforma, dalla separazione delle carriere al nuovo sistema di composizione del Csm, fino al tema dell’indipendenza della magistratura.
Nordio ha espresso l’auspicio che l’affluenza sia alta, indicando come obiettivo una partecipazione tra il 50 e il 60 per cento degli aventi diritto. Secondo il Guardasigilli, la riforma garantirà maggiori tutele ai cittadini, soprattutto grazie alla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri.
Il ministro ha assicurato che i due Consigli superiori della magistratura resteranno autonomi e indipendenti e ha difeso il meccanismo del sorteggio per la scelta dei componenti togati. A suo giudizio, la selezione casuale tra magistrati qualificati servirebbe a spezzare il legame tra eletti ed elettori e a ridurre il peso delle correnti interne.
Di posizione opposta Enrico Grosso, presidente onorario del comitato per il No, che prevede un’affluenza intorno alla metà degli elettori e mette in guardia dagli effetti della riforma.
Secondo il costituzionalista, la modifica costituzionale non riguarda solo la separazione delle carriere, che avrebbe potuto essere realizzata con una legge ordinaria, ma interviene soprattutto sulla struttura e sulle competenze del Csm, introducendo il sorteggio, dividendo l’organo in due e togliendogli la funzione disciplinare.
Grosso ha ricordato che i costituenti vollero un Csm elettivo e ha sottolineato che, anche nei Paesi in cui le carriere sono separate, l’organo di autogoverno della magistratura viene scelto tramite elezione e non per sorteggio. A suo giudizio, indebolire il Csm significherebbe ridurre l’effettiva autonomia dei magistrati.
Il giurista ha inoltre respinto il collegamento tra la riforma e il problema degli errori giudiziari, definendoli inevitabili in qualunque sistema e già regolati da norme disciplinari esistenti.
Nordio ha ribadito che l’errore giudiziario è fisiologico e che il sistema dei tre gradi di giudizio serve proprio a correggerlo, ma ha sostenuto che in alcuni casi le sanzioni disciplinari sono troppo lievi e non incidono sulle carriere.
Grosso ha replicato che il ministro ha la possibilità di impugnare le decisioni disciplinari che ritiene inadeguate, ma che finora non lo ha fatto.
Il confronto si è acceso anche sul clima che accompagna la campagna referendaria. Nordio ha accusato parte dell’opposizione di aver politicizzato il voto, trasformandolo in un giudizio sul governo.
Il ministro ha però assicurato che, in caso di vittoria del sì, l’obiettivo sarà aprire un dialogo con magistratura e avvocatura per scrivere insieme le norme di attuazione della riforma.
Grosso ha espresso scetticismo, ricordando che durante l’iter parlamentare non sarebbe stata accolta alcuna proposta di modifica e che il provvedimento sarebbe stato approvato senza un vero confronto con opposizione e tecnici.
Il costituzionalista ha infine lanciato un avvertimento sul rischio di delegittimare la magistratura nel dibattito pubblico, sottolineando che una critica sistematica alle decisioni dei giudici può minare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.
Il referendum si avvicina quindi in un clima di forte contrapposizione, con il governo che difende la riforma come strumento di garanzia per i cittadini e i contrari che temono un indebolimento dell’autonomia della magistratura.
