La maturità torna al suo nome storico e cambia volto. Il Consiglio dei ministri ha approvato la riforma dell’esame di Stato che introduce diverse novità, a partire dall’orale: niente più discussione sul documento finale, sostituito da un colloquio “più sereno” su quattro discipline scelte ogni anno a gennaio. Resta però il divieto di fare “scena muta”: chi si rifiuterà deliberatamente di rispondere alle domande sarà escluso dall’esame. Confermate le due prove scritte.

Le commissioni passano da sette a cinque membri, con due docenti interni e due esterni per ciascuna delle classi abbinate, tutti formati appositamente. La valutazione terrà conto non solo delle competenze e conoscenze, ma anche di autonomia, responsabilità e attività extrascolastiche. Previsto inoltre un bonus fino a tre punti per gli studenti che raggiungeranno almeno 97.

Tra le altre misure, l’obbligo di un esame integrativo per chi cambia indirizzo, interventi di sostegno nel primo biennio, un elaborato critico di cittadinanza attiva legato al voto di condotta e la ridefinizione dei PCTO come “Formazione scuola-lavoro”. La filiera tecnologico-professionale 4+2 diventa ordinamentale.

Il decreto affronta anche la sicurezza delle gite scolastiche: i mezzi di trasporto dovranno essere moderni e dotati di frenata assistita. Sul fronte risorse, stanziati 240 milioni una tantum per il contratto della scuola e 15 milioni per estendere l’assicurazione sanitaria integrativa anche al personale precario.