Gli scontri avvenuti sabato a Torino durante il corteo per Askatasuna aprono un duro confronto politico sulla sicurezza. In un’informativa alla Camera, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha parlato di un “innalzamento del livello dello scontro”, richiamando dinamiche “squadristiche e terroristiche” e accusando l’area anarco-antagonista di voler “compattare e galvanizzare” i propri aderenti. Nel mirino anche le opposizioni presenti in piazza: “Chi sfila con i delinquenti offre prospettive di impunità”.
Piantedosi ha esordito esprimendo solidarietà alle forze dell’ordine, rivendicando l’efficacia del massiccio dispositivo di sicurezza schierato a Torino, rafforzato con oltre mille agenti provenienti da altre città. Un intervento che, secondo il ministro, ha evitato danni ben più gravi, a fronte di un corteo che mirava a una “resa dei conti con lo Stato democratico”. Duro anche l’affondo contro quella che la procura di Torino definisce “area grigia colta e borghese”, accusata di tollerare le violenze degli antagonisti legati ai centri sociali occupati.
Le parole del ministro hanno acceso la reazione delle opposizioni. La segretaria del Pd Elly Schlein ha parlato di “strumentalizzazione gravissima”, respingendo l’idea di equiparare manifestanti e sinistra alla violenza. Critiche analoghe sono arrivate da M5s, Avs e Italia Viva, che accusano il governo di usare quanto accaduto a Torino per giustificare “scorciatoie autoritarie” sul fronte della sicurezza.
Piantedosi ha comunque chiesto una condanna unanime delle violenze e una convergenza parlamentare per rafforzare la tutela degli agenti, evocando misure come il fermo preventivo per soggetti ritenuti pericolosi e lo scudo penale per le forze dell’ordine. Un’intesa unitaria, però, appare lontana: al Senato il dibattito si preannuncia diviso, con risoluzioni separate di maggioranza e opposizione.
Intanto il pacchetto sicurezza del governo slitta di 24 ore ed è al vaglio del Quirinale. Il testo, circa 80 pagine tra decreto legge e disegno di legge, è stato limato per superare i dubbi di costituzionalità. L’idea del fermo preventivo sarebbe stata ridimensionata, avvicinandosi a un’estensione del cosiddetto daspo urbano. Nel provvedimento dovrebbero entrare anche lo scudo penale – non limitato ai soli agenti – e una stretta sull’uso dei coltelli da parte dei minori. Resta fuori, almeno per ora, l’ipotesi di una cauzione per le manifestazioni, rilanciata però dalla Lega, che promette nuove proposte.
Il Consiglio dei ministri è atteso giovedì: la linea della premier Giorgia Meloni resta quella di “non arretrare” sul rafforzamento della sicurezza, pur cercando un equilibrio che regga al vaglio costituzionale e istituzionale.










