Il dibattito politico si infiamma intorno al Garante per la protezione dei dati personali. Dopo le richieste di azzeramento dell’Autorità avanzate dalle opposizioni, il presidente Pasquale Stanzione ha escluso categoricamente le dimissioni del collegio: «Le accuse sono totalmente infondate. Quando la politica grida allo scioglimento dell’Autorità, perde credibilità».

La polemica nasce dal servizio di Report, condotto da Sigfrido Ranucci, che ha accusato i membri dell’Autorità di conflitti d’interesse e di eccessiva vicinanza alla politica. In particolare, nel mirino è finito Agostino Ghiglia, per i suoi rapporti con Fratelli d’Italia e per la multa inflitta alla trasmissione dopo la diffusione di un audio privato dell’ex ministro Gennaro Sangiuliano. Stanzione ha replicato: «L’idea di un Garante subalterno al governo è una mistificazione. Le nostre decisioni sono autonome, talvolta favorevoli e talvolta contrarie all’esecutivo».

Nel centrosinistra cresce l’idea di modificare le regole di nomina dell’Autorità, oggi composta da quattro membri, due eletti dalla Camera e due dal Senato. Il costituzionalista Stefano Ceccanti e il senatore Pd Dario Parrini propongono l’introduzione di un quorum dei tre quinti del Parlamento, come già avviene per la Corte Costituzionale o il Csm. Anche Alleanza Verdi e Sinistra si dice favorevole a una “maggioranza qualificata”.

Il centrodestra, invece, respinge la proposta. «Quando il Pd era al governo non se ne è ricordato nessuno», ha commentato Lucio Malan (FdI). Parrini ha ricordato che, nel 2020, gli attuali componenti del Garante furono eletti con percentuali di consenso inferiori al 40% degli aventi diritto.

Le opposizioni – dal Pd al M5S – insistono per le dimissioni del collegio. Giuseppe Conte ha parlato apertamente di “azzeramento”, mentre il capogruppo pentastellato Stefano Patuanelli ha dichiarato che «il Garante non ha più credibilità per andare avanti».

Tuttavia, come ricordano diversi giuristi, il governo e il Parlamento non possono intervenire. Solo i membri stessi dell’Autorità possono decidere di dimettersi. «L’unica ipotesi è che tre su quattro si facciano da parte», ha spiegato l’ex presidente Rai Roberto Zaccaria.

Per l’eurodeputato Pd Sandro Ruotolo la situazione è paradossale: «Possiamo far dimettere il Capo dello Stato, ma non il collegio del Garante. Serve un passo indietro e, se necessario, una nuova legge per migliorare la qualità delle nomine».