Per la Azzolina la didattica a distanza non può più funzionare. La motivazione è semplice. Secondo la ministra i ragazzi hanno bisogno di sfogare la loro socialità: ” I ragazzi sono arrabbiati, disorientati e sono preoccupata per il deflagrare della dispersione scolastica”. Dal canto suo, sostiene di aver fatto tutto quello che poteva fare con il governo e che le scuole sono pronte a ripartire, ma che in questo momento “sono le Regioni che hanno la possibilità di riaprirle o meno”. É stata lei a volere a marzo scorso la Dad, ma ora la socialità dei ragazzi è più importante e c’è bisogno di ripartire.  “Molti di noi volevano l’apertura il 9 dicembre, ma qualcuno disse ‘non ne vale la pena, perché riaprire 2 settimane prima delle vacanze?’. Il 23 dicembre – ha ricostruito Azzolina – si è stipulata un’intesa all’unanimità con le Regioni che hanno garantito che al 50% si sarebbe riaperto, lavorando sui trasporti con i prefetti. Ad inizio gennaio alcuni presidenti di Regione dissero che erano pronti a ripartire subito anche al 75% e ora neanche al 50% si ritorna”.

A chi parla di rischio contagio all’interno delle scuole lei ribatte: “Sappiamo tutti che il rischio ‘zero’ non esiste, a scuola come in nessun altro ambito. Ma all’interno delle scuole il rischio è molto basso, ci sono tanti studi italiani ed europei che ce lo confermano”.

Quanto alla maturità, il ministero sta lavorando sull’esame ed è stato chiesto agli studenti di fare delle proposte. Lo scorso anno le proposte sono state molto ragionevoli. “Credo prenderemo una decisione a breve, perché i ragazzi hanno bisogno quanto meno sulla maturità di avere certezze che il ministero deve dare” conclude il ministro.