La legge sul consenso in materia sessuale non sarà approvata prima di febbraio 2026, ha annunciato Giulia Bongiorno (Lega), presidente della Commissione Giustizia del Senato: il testo «sarà pronto in commissione a gennaio» e potrà approdare in aula a febbraio. Lo slittamento segue una giornata di forti contrasti interni, con la Lega in pressing e i ministri chiamati a difendere la necessità di approfondimenti tecnici.

Al centro della contestazione di Matteo Salvini e di altri esponenti di centrodestra ci sono presunti profili di vaghezza del testo che — secondo i critici — lascerebbero «troppo spazio all’interpretazione» e potrebbero aprire la porta a abusi e contenziosi. I ministri Nordio e Roccella hanno motivato lo stop come esigenza di cura tecnica del linguaggio normativo: toccare la parte generale del codice penale richiede infatti valutazioni «virgola per virgola».

Particolare tensione ha suscitato l’avvertimento della ministra Roccella sul rischio, a suo dire, di un possibile rovesciamento dell’onere della prova; affermazione contestata da una parte della magistratura. Il presidente del Tribunale di Milano Fabio Roia ha respinto l’idea che l’introduzione del concetto di «consenso libero e attuale» comporti di per sé inversioni dell’onere probatorio.

Il caso ha riaperto anche il dibattito politico sul patto siglato in precedenza tra la premier Giorgia Meloni e la segretaria del Pd Elly Schlein: Meloni è rimasta in silenzio, mentre l’opposizione la accusa di non aver verificato il contenuto del testo e di essere smentita dai suoi alleati. Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha comunque assicurato che Meloni non intende fare marcia indietro sulla necessità di «rafforzare la tutela delle donne».

Per contenere le polemiche, Bongiorno ha precisato che le audizioni degli esperti saranno ridotte e tecniche: massimo due esperti per gruppo e profili non politicizzati. Il Pd parla di «smascheramento» della maggioranza, promettendo battaglia sul merito della riforma.

Lo slittamento trasferisce la partita al nuovo anno: la legge sul consenso rimane una priorità politica e sociale, ma dovrà essere riscritta e vagliata con attenzione tecnica per evitare nodi procedurali e contestazioni giuridiche.