L’Iran è stato teatro di una tragedia devastante con un attacco che ha colpito migliaia di pellegrini diretti al cimitero di Kerman. Due esplosioni lungo la strada hanno causato almeno 103 morti e oltre 210 feriti. L’attacco si è verificato nel contesto delle crescenti tensioni tra l’Iran, gli Stati Uniti e Israele nel contesto del conflitto mediorientale.

Il luogo dell’attacco era particolarmente significativo, poiché i pellegrini si dirigevano verso la tomba di Qassem Soleimani, il comandante della Forza Qods dei Pasdaran, assassinato in un raid americano quattro anni fa. Le autorità iraniane hanno definito l’evento un “attacco terroristico” non ancora rivendicato.

Attentati di questo genere hanno già colpito l’Iran in passato, con varie rivendicazioni da parte di gruppi come ISIS, separatisti del Baluchistan e gruppi arabi del sud. Tuttavia, le autorità iraniane evitano di attribuire esplicitamente la responsabilità, mentre il servizio segreto israeliano Mossad è stato precedentemente accusato da Teheran di azioni mirate contro scienziati nucleari e leader militari.

Gli Stati Uniti hanno respinto qualsiasi coinvolgimento, dichiarando che è troppo presto per fare valutazioni indipendenti sull’accaduto. Nel frattempo, la Guida suprema iraniana, Ali Khamenei, ha promesso una “risposta severa” ai “nemici diabolici della nazione iraniana”. Il presidente Ebrahim Raisi ha affermato che i colpevoli saranno identificati e puniti, sottolineando la solidità della determinazione del popolo iraniano.

La comunità internazionale ha condannato l’attacco, con il segretario generale dell’ONU, Antonio Guterres, che lo ha definito con forza. Anche l’Unione Europea ha espresso ferma condanna e solidarietà al popolo iraniano. Le indagini sono ancora in corso per identificare i responsabili, mentre l’Iran promette una risposta “forte e distruttiva”.