33mila imprese artigiane a rischio fallimento e perdita di 150mila posti di lavoro nella filiera delle costruzioni a causa del blocco della cessione dei crediti legati ai bonus edilizi. È l’allarme che lancia CNA, a livello nazionale, sulla base dei risultati di una indagine presso un campione di duemila imprese, altamente rappresentativo dei comparti dell’edilizia, dell’impiantistica e dei serramenti. La Confederazione sollecita il governo a trovare rapidamente una soluzione per disinnescare una bomba economica e sociale, generata da una serie di provvedimenti normativi che hanno alimentato confusione e profonda incertezza.

 

Ricordiamo che, attraverso lo sconto in fattura, le imprese hanno anticipato, per conto dello Stato, un beneficio al cliente, facendo affidamento sulla possibilità, prevista dalla legge, di recuperare il valore della prestazione attraverso la cessione a terzi. Principalmente si sono rivolte alle banche (63,7%), a seguire a Poste (22,6%), poi a società di intermediazione finanziaria (5,1%): tutti questi intermediari, soprattutto davanti all’incertezza delle norme, hanno bloccato gli acquisti.

 

“Sono pochissimi i giorni a disposizione per salvare le imprese e, con queste, i lavoratori.  La situazione è drammatica anche nel nostro territorio. I cantieri si stanno fermando e, ovviamente, non si stipulano contratti per nuovi lavori”, afferma Luigia Melaragni, segretaria della CNA di Viterbo e Civitavecchia.

 

“Le imprese si trovano con il cassetto fiscale pieno di crediti ma senza liquidità. Ciò ha un impatto gravissimo. Come emerge dall’indagine della nostra Confederazione, un’impresa su due sta pagando in ritardo i fornitori e almeno un terzo rinvia il pagamento di tasse e imposte. Si stanno inoltre manifestando forti difficoltà nel mantenimento dei livelli occupazionali. Non dimentichiamo – sottolinea Melaragni – che la filiera delle costruzioni, rimessasi in moto, dopo la pandemia, grazie al Superbonus e ai bonus casa, è stata determinante per la ripresa e per la creazione di posti di lavoro. Corriamo il serio pericolo di trovarci, a breve, a fare i conti con una crisi economica e sociale pesantissima”.

 

La segretaria della CNA punta l’attenzione sull’atteggiamento degli istituti di credito: “Non solo il blocco è stato improvviso, ma non c’è luce. Non si riesce a capire se e quando gli intermediari finanziari, a partire da Poste, che è una società controllata anche dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, riattiveranno gli acquisti, magari con altri limiti di importo. Preoccupano altresì i segnali di riapertura di alcuni canali, per esempio da parte della Cassa Depositi e Prestiti, solo per imprese con fatturati molto alti. Si profila, dunque, di nuovo, una penalizzazione del mondo dell’artigianato”.

 

“Uno dei timori è che molti piccoli imprenditori restino schiacciati dall’indebitamento e si trovino costretti a liberarsi dei crediti, cedendoli a prezzi irrisori”, dice ancora Melaragni, osservando che il fermo dei cantieri e la mancata contrattualizzazione dei progetti elaborati colpisce anche gli studi professionali, dove, per far fronte alla domanda legata ai bonus fiscali, si è proceduto, negli ultimi due anni, a nuove assunzioni o comunque a un ampliamento delle collaborazioni.

 

La CNA nazionale stima che i crediti fiscali delle imprese che hanno riconosciuto lo sconto in fattura e non monetizzati attraverso una cessione ammontano a quasi 2,6 miliardi di euro, mentre quelli in attesa di accettazione superano i 5 miliardi. Di questi, circa 4 miliardi si riferiscono a prime cessioni o sconti in fattura.

 

Il quadro molto preoccupante deve sollecitare un intervento straordinario da parte dello Stato per svuotare i cassetti fiscali, non compromettendo così la ripresa economica e il programma di riqualificazione energetica degli immobili.