Il dialogo tra Unione Europea e Stati Uniti, riaperto a Bruxelles con il ritorno del commissario Maros Sefcovic, si è rivelato tutt’altro che semplice. Nonostante le intenzioni costruttive, il confronto tra le due sponde dell’Atlantico appare segnato da profonde divergenze. Al centro della discussione, la proposta europea di eliminare i dazi su auto e beni industriali in cambio di maggiori importazioni di gas naturale liquefatto (GNL) e armi statunitensi, e una collaborazione per contenere la sovrapproduzione cinese.

Tuttavia, la risposta americana è stata fredda e netta: Washington ha rifiutato l’offerta, preferendo concentrarsi su investimenti e commercio bilaterale. Un rifiuto che ha rafforzato nei vertici comunitari la sensazione che i negoziati tecnici, pur destinati a continuare nei prossimi 90 giorni, difficilmente basteranno a colmare le distanze. L’ipotesi di un vertice straordinario UE a maggio prende sempre più corpo, in attesa dell’incontro tra la premier Giorgia Meloni e il presidente Donald Trump.

Nonostante Bruxelles definisca i colloqui con i rappresentanti statunitensi “costruttivi e approfonditi”, emergono segnali di rottura. L’UE ribadisce la sua linea rossa: nessuna concessione unilaterale e nessun allentamento degli standard europei su tecnologia, agroalimentare e farmaceutica. Il portavoce Olof Gill ha invitato Washington a chiarire le sue intenzioni e a dimostrare un maggiore spirito collaborativo.

Nel frattempo, l’Europa tiene pronte le contromisure. I dazi di ritorsione su oltre 400 prodotti americani restano congelati solo fino al 14 luglio. Inoltre, le indagini su Apple e Meta sono concluse e le sanzioni potrebbero arrivare a breve. Si torna a parlare anche di una web tax europea, già evocata da Ursula von der Leyen.

Le pressioni USA, invece, mirano ad ottenere concessioni digitali, spingendo l’UE a schierarsi apertamente con la tecnologia americana e, in particolare, con Elon Musk e la sua rete Starlink. Un invito esplicito a scegliere tra Washington e Pechino, secondo l’ala trumpiana.

L’UE, dal canto suo, si prepara a presentare il 6 maggio una nuova strategia energetica per liberarsi dalla dipendenza dal gas russo, puntando su forniture statunitensi. Ma se l’intesa con gli USA dovesse fallire, Bruxelles è pronta a rafforzare i legami con l’Oriente. Oltre al dialogo già avviato con Pechino, che potrebbe portare a una riduzione dei dazi europei sulle auto elettriche cinesi, è in programma a maggio una missione commerciale a Singapore per sviluppare nuove rotte economiche in settori strategici come microchip e tecnologia avanzata.

La posta in gioco è alta e, al momento, la tanto auspicata sintonia transatlantica sembra ancora lontana.