Un possibile accordo per una tregua nella Striscia di Gaza resta incerto. Israele ha accettato l’ultima proposta di mediazione avanzata dagli Stati Uniti, ma Hamas ha giudicato il piano “insoddisfacente”, pur dichiarando di volerlo esaminare con senso di responsabilità. La speranza di una svolta era cresciuta dopo che l’emittente saudita Al Arabiya aveva parlato di un via libera anche da parte del gruppo palestinese, notizia però smentita da entrambe le parti.
La proposta, elaborata dall’inviato americano Steve Witkoff e approvata dal presidente Donald Trump, prevede una tregua di 60 giorni. Durante questo periodo sarebbero rilasciati 10 ostaggi israeliani e restituiti i corpi di 18 persone. In cambio, Israele rilascerebbe 125 detenuti palestinesi condannati all’ergastolo, 1.111 prigionieri catturati dall’inizio del conflitto e 180 corpi di palestinesi. Tuttavia, Hamas critica l’assenza di garanzie su un cessate il fuoco permanente, temendo che, come accaduto a marzo, Israele possa riprendere unilateralmente le ostilità allo scadere della tregua.
L’annuncio dell’apertura israeliana è arrivato da Benyamin Netanyahu dopo un incontro con il governo, nonostante le resistenze dell’ala più oltranzista. Un gesto accolto con cautela dalle famiglie degli ostaggi, esasperate dai continui cambi di posizione del premier.
A peggiorare il clima, Israele ha approvato la costruzione di 22 nuovi insediamenti nei territori occupati della Cisgiordania, mossa condannata dalla comunità internazionale. Il Regno Unito ha definito gli insediamenti “un ostacolo deliberato alla pace” e “illegali secondo il diritto internazionale”.
Nel frattempo, il conflitto continua. A Gaza, l’ospedale Al-Awda è stato evacuato con la forza dalle truppe israeliane. Secondo Hamas, almeno 44 persone sono morte nelle ultime 24 ore, tra cui 23 in un raid su un’abitazione nel campo profughi di Bureij. In Cisgiordania, l’esercito israeliano ha issato la bandiera nazionale sulla moschea di Tulkarem, suscitando nuove tensioni.
In questo contesto di violenze e negoziati fragili, il destino della tregua appare appeso a un filo, mentre cresce la pressione internazionale per un cessate il fuoco duraturo e la ripresa del dialogo politico.










