Stanno proseguendo le indagini sulla rete dei fiancheggiatori del boss Matteo Messina Denaro, arrestato lunedì alla clinica Maddalena di Palermo dove era andato a sottoporsi alla chemioterapia.

L’auto del capomafia è stata trovata a Campobello di Mazara, paese in cui il boss ha trascorso almeno l’ultimo anno di latitanza. Si tratta di una Giulietta nera, trovata nel  garage del figlio di Giovanni Luppino, l’incensurato imprenditore agricolo che ha accompagnato il padrino di Castelvetrano alla casa di cura ed è stato arrestato con lui. Agli inquirenti ha detto di non aver saputo, fino al giorno del blitz, chi fosse il suo “passeggero” che, prima di allora, aveva visto solo una volta alcuni mesi fa. Una ricostruzione che i pm ritengono totalmente falsa. Alcune fonti dicono che prima di essere arrestati l’autista e il boss si sarebbero abbracciati. Inoltre, tra i pizzini sequestrati all’agricoltore è spuntato uno con scritto “guarnizione di sportello lato guida di Giulietta 1.6 ultima serie”.  La Giulietta è stata perquisita dalla polizia su disposizione del procuratore aggiunto Paolo Guido. All’interno non sarebbero stati trovati documenti o materiale rilevante. Secondo gli investigatori, però, la macchina sarebbe stata acquistata dal capomafia in persona.
Gli investigatori, che nei giorni scorsi hanno perquisito le abitazioni di diverse persone sospettate di aver favorito la latitanza del boss tra le quali quelle di Luppino, di Bonafede e della madre e dell’ex avvocato Antonio Messina, stanno analizzando la copiosa documentazione trovata nel primo covo del boss scoperto, quello di vicolo San Vito, sempre a Campobello di Mazara e il materiale sequestrato a Luppino. Non è stato confermato, invece, che nella casa siano stati trovati elementi che provino viaggi all’estero del capomafia. Al vaglio degli inquirenti anche i cellulari sequestrati: due di Messina Denaro e due di Luppino che, come ha notato il gip nell’ordinanza con la quale ha disposto il carcere per l’autista, teneva i due apparecchi in modalità aereo la mattina dell’arresto. Le celle agganciate hanno confermato i sospetti dei carabinieri sui movimenti di Messina Denaro, alias Bonafede, che da Campobello di Mazara viaggiava verso Palermo. Nella libreria del covo del capomafia, infine, tra i vari libri, sono state trovate due biografie: una di Vladimir Putin, l’altra dei Hitler.