Negli ultimi anni Donald Trump ha manifestato apertamente la sua ostilità nei confronti dell’Unione Europea, accusando Bruxelles di aver approfittato degli Stati Uniti sul piano commerciale. Tale frustrazione si traduce ora in una minaccia concreta: dazi del 50% a partire dal primo giugno, se l’Ue non accelererà le trattative in corso.

La scadenza del 9 luglio, termine dei 90 giorni di pausa concessi per negoziare, si avvicina rapidamente, e l’amministrazione americana lamenta l’assenza di progressi sostanziali. In particolare, Washington critica la lentezza e la cautela dell’Ue, l’eterogeneità delle priorità tra i paesi membri e la mancanza di proposte concrete. Un punto critico per gli Stati Uniti è il mancato impegno europeo nell’introdurre dazi contro l’industria cinese, ritenuto essenziale da Trump per riequilibrare il commercio globale.

La minaccia dei nuovi dazi si inserisce anche nel contesto dei prossimi appuntamenti internazionali del presidente americano, che parteciperà al G7 in Canada a metà giugno e poi al vertice NATO a fine mese. In quest’ultimo ambito, Trump torna a insistere sull’aumento delle spese militari da parte dei membri europei: dal 2% del PIL richiesto in passato, ora chiede fino al 5%.

Trump accusa inoltre l’Europa di aver “derubato” gli Stati Uniti sia sul fronte commerciale sia all’interno dell’Alleanza Atlantica. Tuttavia, secondo osservatori e media americani, alla base del conflitto vi è anche una profonda divergenza di stile negoziale: mentre Bruxelles si attiene alle regole del commercio internazionale, Trump mira a risultati rapidi e unilaterali, concependo le trattative non come scambi bilaterali, ma come occasioni per ottenere concessioni.

Tra le richieste avanzate dagli Stati Uniti figurano l’eliminazione dell’IVA europea, l’allentamento degli standard sanitari per aumentare le esportazioni di carne americana, e modifiche significative alle normative europee su servizi digitali e social media.

A rendere il dialogo ancora più difficile è la modalità di comunicazione del presidente, che spesso affida annunci chiave a post sul social Truth. Questa prassi genera incertezza a Bruxelles, dove i diplomatici faticano a distinguere tra provocazioni e decisioni concrete. Nonostante ciò, il segretario al Tesoro Scott Bessent difende l’approccio di Trump, auspicando che le sue dichiarazioni online servano da stimolo per accelerare le trattative e scongiurare un nuovo shock economico.