Il presidente Donald Trump ha scelto di rimandare una decisione definitiva su un eventuale attacco militare contro l’Iran, aprendo invece alla possibilità di nuovi negoziati con Teheran. Secondo quanto dichiarato dalla portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, il presidente si riserverà fino a due settimane per valutare l’opzione militare, nel tentativo di evitare un nuovo conflitto in Medio Oriente.
Leavitt ha smentito le indiscrezioni che parlavano di un attacco imminente entro 24-48 ore, precisando che, nonostante la minaccia iraniana sia concreta — con Teheran potenzialmente in grado di costruire una bomba atomica nel giro di due settimane —, la diplomazia rimane una strada percorribile. Lo stesso Trump ha respinto le ricostruzioni del Wall Street Journal, secondo cui avrebbe già approvato i piani di attacco, affermando che l’articolo non riflette le sue reali intenzioni.
Dopo il rientro anticipato dal G7, Trump si è riunito a lungo con consiglieri, membri dell’intelligence e dell’esercito nella Situation Room. Al termine di queste consultazioni, avrebbe scelto di dare una nuova chance ai negoziati, ritenendo ancora possibile un accordo con l’Iran. I contatti diplomatici non si sono mai interrotti del tutto: l’inviato speciale per il Medio Oriente, Steve Witkoff, avrebbe avuto più colloqui telefonici con il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi.
La portavoce della Casa Bianca ha elogiato l’“incredibile istinto” di Trump e ha ribadito che la priorità resta impedire all’Iran di ottenere l’arma nucleare. Allo stesso tempo, ha chiarito che sebbene Trump aspiri alla pace, non esiterà a usare la forza se necessario.
Ulteriori segnali che allontanano lo spettro di un attacco imminente arrivano dalla conferma della partecipazione di Trump al vertice NATO all’Aja previsto per la prossima settimana. Tuttavia, il presidente vuole assicurarsi che un eventuale intervento riesca a distruggere l’impianto nucleare sotterraneo di Fordow senza trascinare gli Stati Uniti in una guerra prolungata. Secondo gli esperti, una sola bomba non sarebbe sufficiente a distruggere il sito, e questa incertezza pesa sulle decisioni del presidente.
Nel frattempo, l’Iran ha alzato la tensione minacciando la chiusura dello strategico Stretto di Hormuz in caso di escalation. Un’azione che avrebbe conseguenze economiche globali: alla sola minaccia, il prezzo del gas naturale ad Amsterdam ha superato i 41 dollari, mentre il Brent si è avvicinato ai 78 dollari al barile.
La situazione resta dunque delicata, con la Casa Bianca impegnata a bilanciare la pressione militare e il tentativo di mantenere aperti i canali diplomatici.










