Ad accusare direttamente Kiev dell’uccisione di Darya Dugina sono i servizi segreti russi, fornendo anche il nome della presunta sicaria, Natalya Vovk, una donna ucraina di 43 anni che si sarebbe fatta accompagnare nella missione dalla figlia dodicenne e sarebbe poi fuggita in Estonia.

Mosca diffonde il filmato della presunta attentatrice che sfugge ai controlli alla frontiera. In un messaggio alla famiglia il presidente Vladimir Putin ha affermato che l’uccisione della Dugina è “un crimine vile e crudele”. Ha poi evidenziato l’attività di reporter di guerra e opinionista che avevano visto anche la ventinovenne figlia del filosofo ultranazionalista Alexander Dugin distinguersi per il suo sostegno alla cosiddetta operazione militare speciale in Ucraina e che potrebbero, quindi, esposta ad esssere un bersaglio al pari del padre, che secondo le prime testimonianze era la vittima predestinata ma si sarebbe salvato per aver deciso all’ultimo momento di non salire sull’auto guidata dalla figlia. Dugin ha parlato di “attacco terroristico compiuto dal regime nazista ucraino” ed affermando che la risposta non può limitarsi a una vendetta, ma deve portare alla “Vittoria”, con la V maiuscola.