Congelare le linee del fronte, arrivare a un cessate il fuoco e avviare in tempi brevi un negoziato nel quale l’Europa abbia un ruolo diretto. Sono questi i punti centrali emersi dal vertice di Londra tra Volodymyr Zelensky, il premier britannico Keir Starmer, il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz.

L’incontro potrebbe rappresentare un passaggio significativo nel conflitto in Ucraina. Mai come in questa fase il presidente ucraino si è mostrato disposto a sedersi a un tavolo con Vladimir Putin, forte anche di una posizione militare che non vede più Kiev soltanto come bersaglio dell’offensiva russa, ma come attore capace di rispondere e di colpire.

Il tema decisivo, però, non riguarda solo il possibile negoziato con Mosca, ma anche chi dovrà rappresentare l’Europa in un eventuale processo di pace. Zelensky, in un’intervista a Sky News, ha chiarito che per Kiev la presenza europea è fondamentale. “Dobbiamo capire chi rappresenterà l’Europa nei negoziati, se ci saranno. Io voglio che l’Europa sia coinvolta, perché per noi è molto importante”, ha affermato.

Da tempo, a Bruxelles, circolano diversi nomi per un possibile ruolo di mediazione europea: da Mario Draghi ad Angela Merkel, fino all’ex presidente finlandese Sauli Niinistö. Tuttavia, l’attivismo degli ultimi giorni di Starmer, Macron e Merz potrebbe aprire una strada diversa: quella di un formato E3, composto da Regno Unito, Francia e Germania, chiamato a sedersi direttamente al tavolo con Kiev e Mosca.

L’accelerazione è stata evidente anche nella decisione di Macron di convocare una nuova riunione dei cosiddetti “Volenterosi” il 14 luglio a Parigi. Un segnale politico che conferma la volontà delle principali capitali europee di non restare ai margini di un eventuale negoziato sulla guerra in Ucraina.

Il vertice di Londra ha messo in evidenza anche la distanza dell’attuale posizione di Donald Trump rispetto al dossier ucraino. Zelensky ha detto di essere pronto a qualsiasi formato negoziale: con gli americani, con americani ed europei, ma “meglio anche con gli europei”. Il presidente ucraino ha poi respinto ogni tentativo russo di decidere senza Kiev, richiamando il precedente vertice di Anchorage tra Trump e Putin. “Mosca non può decidere senza di noi, senza il nostro popolo”, ha sottolineato.

Sul piano militare e territoriale, Zelensky ha mostrato una disponibilità che fino a pochi mesi fa sarebbe apparsa molto più difficile da immaginare: non una cessione del Donbass, ma il congelamento dell’attuale linea del fronte come base di partenza per il negoziato. Secondo il leader ucraino, questa potrebbe essere “la via più rapida” per fermare il conflitto, a condizione però che la guerra non possa riprendere in futuro.

A confermare l’esistenza di canali riservati tra le parti è stato lo stesso Zelensky, che ha raccontato di aver incontrato a Kiev, il mese scorso, Roman Abramovich. L’ex presidente del Chelsea avrebbe riferito di avere un messaggio per lui e di poter portare a Putin una comunicazione del presidente ucraino. Zelensky ha spiegato che il contatto avrebbe dovuto restare riservato e senza pubblicità. Dal Cremlino, il consigliere presidenziale Yuri Ushakov ha confermato in qualche modo l’esistenza di contatti “pubblici e privati” con Kiev.

Nel frattempo, il presidente ucraino ha insistito sulla necessità di rafforzare la difesa aerea del Paese. È proprio questo, secondo Kiev, il fronte più fragile, sul quale l’Ucraina continua ad avere bisogno del sostegno occidentale e della Nato. Zelensky ha ribadito che l’Ucraina non intende subire passivamente gli attacchi russi: “Non moriremo in silenzio. Diventeremo ogni giorno più forti, riporteremo la guerra sul loro territorio”.

Il quadro resta dunque estremamente complesso. Da un lato si intravede una possibile apertura diplomatica, con Kiev pronta a discutere del congelamento del fronte e con l’Europa intenzionata a rivendicare un ruolo nei colloqui. Dall’altro, la guerra continua e l’Ucraina chiede nuove garanzie militari, soprattutto sul piano della difesa aerea.

Il vertice di Londra non chiude il conflitto, ma potrebbe segnare l’avvio di una nuova fase: quella in cui l’Europa prova a trasformarsi da semplice sostenitrice di Kiev a protagonista diretta di un eventuale negoziato di pace.