“La Santa Sede può avere un ruolo importante nella mediazione tra Ucraina e Russia ma questo momento non è arrivato. Non ci sono dunque le condizioni, in una Ucraina ancora sotto le bombe, per aprire un tavolo di pace e in ogni caso chiunque voglia aiutare questo processo, compreso il Vaticano, non può essere neutrale, non può mettere i
due Stati sullo stesso piano”. Lo dichiara il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba. E prosegue: “Non si può insistere sul concetto di fratellanza, non siamo fratelli, questa è la storia di Caino e Abele. I rapporti tra Kiev e Santa Sede sono continui. E i dossier sui quali è impegnata la Santa Sede sono diversi, dal grano ai prigionieri. Ma chiunque vuole aiutare l’Ucraina non può essere neutrale”. Ha, quindi, proseguito: “Il 2 ottobre il Papa ha detto a Putin di fermare la guerra e a Zelensky di essere aperto a proposte. Questo mettersi da entrambe le parti non è stato d’aiuto. Va bene richiamare Putin, ma se chiedi a Zelensky di essere aperto a proposte di pace, stai dicendo che Zelensky non è aperto alla pace e ha bisogno che qualcuno glielo dica. Questo non è vero. L’Ucraina vuole pace”. Kuleba ha anche detto come il governo di Kiev guardi con favore ad un possibile ruolo della Santa Sede in una futura trattativa di pace ma “la triste verità è che non è ancora arrivato il momento per la mediazione e la ragione è il presidente Putin. Se vuoi la pace, non mandi missili ogni settimana per distruggere le nostre infrastrutture, non continui a mandare militari per catturare le nostre città, non annetti territori che sono di altri”.